Pregiudizi. I B.Liversi sono tabù ambulanti – L’esperienza di Oriana

Illustrazione in evidenza di Giancarlo Caligaris

C’era una sala di troni d’oro e d’argento, una sala speciale per persone speciali, con malattie e infelicità speciali. Per loro, solo per loro, tutte le attenzioni di tutti, proprio di tutti. Venivano venerati come santi, come martiri della sofferenza, venivano ricompensati premiati in affetto per la loro croce supplementare.

Vivian Lamarque

Di Oriana Gullone

I B.Livers sono tabù ambulanti. Quel bullone al collo è un orgoglio. Ci fa camminare con petto gonfio, sguardo fiero. Quel bullone è tumore, morte, carcere, sesso, virus, disabilità, malattia mentale. Quel bullone al collo è una dichiarazione di intenti: mi impegno ad abbattere i miei tabù, i miei pregiudizi. E a farlo fare agli altri, ascoltandomi, leggendomi. «Provocazioni», direbbe il direttore. A me piace «verità». 

Che la morte sia l’unica certezza che abbiamo nella vita non è una provocazione.

Che l’HIV si trasmetta tramite rapporti sessuali non protetti non è una provocazione. Che un’alta percentuale della popolazione mondiale, da millenni, abbia rapporti sessuali non è una provocazione.

Metafore, leggende, nomignoli, mezze verità, stereotipi sono opinioni. E cambiano, si evolvono nel tempo, tra le culture. Quelli che da piccoli chiamiamo patatina e pisellino, da grandi diventano vagina e pene. Quello che troppe volte è chiamato «brutto male», sulla cartella clinica è un cancro. La morte diventa: il trapasso, andare in paradiso, trasmigrazione dell’anima, l’eterno riposo.

Il tabù è paura. Ma il non parlarne, o chiamarla in altro modo, non la cancella la paura. La alimenta. Ne aumenta il potere, la pericolosità. Lord Voldemort non vi ha insegnato nulla?

Illustrazione di Giancarlo Caligaris

Limitiamoci anche solo all’ambito sessuale: i contagi da HIV sono aumentati, le gravidanze non desiderate anche, come gli aborti. Sia nell’infezione da HIV che in molti tumori, i danni più gravi li fa la diagnosi tardiva. La paura uccide, più di tumore e HIV, forse.

I B.Livers sono pregiudizi che si polverizzano. 

Pensi che il malato sia brutto, depresso, solo e senza volontà? Noi ci tingiamo i capelli da unicorno, ridiamo delle nostre teste pelate, non siamo mai in meno di trenta in riunione e arriviamo a Cortina in bicicletta, pedalando con una gamba sola (l’altra è in titanio e si regola con una app).

Pensi che una malattia grave impedisca una vita normale? La nostra infatti non è normale. Urliamo a squarciagola di vagine bioniche alla Triennale di Milano, facciamo amicizia con pluri-campioni olimpici, assistiamo al Gran Premio in prima fila incontrando i piloti, sediamo in Tribuna Vip al concerto di Beyoncé e sediamo fianco a fianco con le maggiori testate in Sala Stampa al Festival di Sanremo.

Non è mica facile fare il B.Liver. E quando credi che lo stia diventando, entri in carcere come parente di vittima di mafia e ne esci abbracciando un ergastolano, omicida di mafia. E piangi. Senza controllo. È un altro tabù che sparisce, un altro stereotipo polverizzato. Stringi il bullone, respiri… e ricominci.