La normalità delle famiglie arcobaleno

Di Margherita Luciani

“«Che cos’è una famiglia?»: forse la risposta la diamo per scontata pensando a una mamma, un papà e uno o piu’ figli. Forse non abbiamo mai avuto occasione di riflettere che tutto è famiglia quando c’è amore. Ho avuto la fortuna di intervistare due bellissime famiglie, che mi hanno generosamente accolto nella quotidianità delle loro vite raccontandomi le loro storie straordinarie di amore, normalità, cadute e risalite condivise.”

PAOLA E SARA

Solo un sogno: questo sembrava l’amore di Paola e Sara all’inizio, nel 2009, quando si sono conosciute durante un viaggio in Thailandia, quella che è comunemente chiamata «la terra del sorriso», per la filosofia di vita e il senso di accoglienza dei suoi abitanti. Una terra che ha stampato il sorriso sul volto di Paola e Sara per sempre: il loro infatti è stato amore a prima vista. Subito hanno iniziato a trascorrere insieme tutto il tempo che avevano: luoghi meravigliosi, paesaggi incantati, mare cristallino… si conoscevano appena e già il loro sguardo andava nella stessa direzione. Finisce la vacanza e arriva il momento di salutarsi per tornare a casa, in due città relativamente lontane: Sara a Milano e Paola a Ravenna. Si salutano con un abbraccio che avrebbero voluto non finisse mai. Finora entrambe hanno avuto solo storie con ragazzi. 

Forse è solo un’amicizia più forte delle altre? Ben presto appare chiarissimo che non è cosi. Infatti, tornate in Italia si sentono sempre, tutte le mattine prima e dopo il lavoro e capiscono che la loro è molto più di una semplice amicizia. Sara va a trovare Paola a Ravenna e finalmente si baciano! Si innamorano, si amano e sognano. In loro nasce il desiderio quotidiano di stare insieme, quello che poi diventerà desiderio di sposarsi e di costruire una famiglia. Sognano ciò che per tutti è normalità, possibilità, concretezza. Ma per loro non è facile come per gli altri costruire una famiglia, perché sono due ragazze: devono scontrarsi con chi non è pronto ad accogliere il loro amore, perché crede che sia una possibilità in meno invece che una possibilità in più.

Paola e Sara festeggiano la loro unione

Infatti, se nel 2011 la parola «lesbica» per fortuna non è più un insulto, è senza dubbio sinonimo di un «di meno», di una strada meno preferibile delle altre. Finalmente nel 2016 una vacanza insieme in Indonesia: l’estate, i caldi colori indonesiani e una sola certezza: il desiderio d’ora in poi di vivere la loro storia alla luce del sole. Un amore così chiaro e forte che non può essere messo in discussione. E allora basta, basta coperture, basta paura del giudizio, basta paura di non stare negli schemi. Finalmente arriva il coraggio di raccontare la semplicità della propria vita quotidiana, di dire con chi hai trascorso una domenica al mare, il coraggio di poter amare ed essere amati per come si è: questa è la vera bellezza e la vera rivoluzione. Ed è questa la sfida che Paola e Sara hanno accettato: dimostrare a tutti che il loro amore è desiderabile quanto quello degli altri, tanto semplice e tanto complesso allo stesso tempo, come quello degli altri. Hanno reso partecipi i loro amici, che non le hanno mai lasciate, anzi le hanno aiutate a crescere come individui e come coppia. Finalmente il 23 settembre del 2016 Sara e Paola coronano il loro sogno d’amore e si uniscono civilmente: finalmente non si sono fatte scegliere, ma hanno scelto loro. Paola e Sara mi dicono: «il nostro matrimonio è stato una vittoria: abbiamo lavorato sodo per anni per raggiungere una forte consapevolezza di noi stesse come persone singole e come coppia. Abbiamo investito tempo per spiegare il nostro percorso a chi ci stava vicino e abbiamo chiesto il loro appoggio per procedere. E con il nostro matrimonio abbiamo raccolto i frutti del nostro impegno e della nostra onestà con noi stesse e con gli altri». Sì, hanno vinto loro, contro tutti, contro i pregiudizi e gli stereotipi che vedevano un «di meno» nel loro amore, contro chi pensava che fosse solo una «fase» di passaggio, contro chi diceva che la loro storia andava contro la formazione di una famiglia. E non solo il loro amore non è un di meno, ma è un di più: sì, perché è stato tanto desiderato, tanto messo alla prova e sfidato da tutti e da tutto. Quella di Paola e Sara è una straordinaria storia d’amore. Conoscere e far conoscere le storie è l’arma più potente che abbiamo per abbattere muri e pregiudizi, per «fare rete», per dimostrare che tutto è famiglia se c’è l’amore.

Questo matrimonio è il risultato di una battaglia, è una vera vittoria. E lo è anche aver raccontato questa storia perché è un esempio di espressione dei diritti di tutti in una società civile e inclusiva che è quella che, come B.Livers, desideriamo.  

MARIA SILVIA E FRANCESCA

Maria Silvia e Francesca stanno insieme da 25 anni e hanno 4 figli: Margherita, 17 anni, i due gemelli, Giorgio e Raffaele, 13 e il più piccolo, Antonio, 10. Li hanno concepiti con la fecondazione assistita, in Olanda e Belgio. La loro giornata tipo è molto piena: «Ci si svegliamo la mattina: noi andiamo a lavorare, loro vanno a scuola, poi hanno varie attività giornaliere. In questo momento li stiamo seguendo molto con lo studio. Uno dei gemelli fa scherma a livello agonistico, la ragazza fa danza e canta nel coro della Scala. Hanno tutti vari hobbies, quindi è molto impegnativo».

Da subito hanno desiderato avere dei figli insieme, e se la fecondazione assistita per coppie omosessuali negli Stati Uniti era una realtà concreta già negli anni 80, in Italia nel 2000 non era così. Prima di scegliere di avere dei figli hanno letto e studiato molto anche riguardo all’adozione. Avevano entrambe il desiderio di avere dei figli e avrebbero anche voluto adottarne, ma alle coppie omosessuali non è permesso. Il loro desiderio era avere una famiglia normale, come tutti gli altri. 

Nel 2002, subito dopo la nascita di Margherita, hanno avuto il desiderio di fare rete, il desiderio di un confronto con altri genitori che condividessero i loro problemi, e così nel 2005 è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno: «Tu porti una diversità, una problematicità e hai bisogno di condividerla». Perché si parla di diritti degli omosessuali, però non si parla mai della normalità della vita delle persone omosessuali che soffrono, si ammalano, si lasciano, proprio come gli altri. Maria Silvia racconta che spesso si è sentita di dover dimostrare che la sua vita era sempre perfetta: «Devi essere perfetta, devi dimostrare di esserti guadagnata il tuo diritto a esistere. Perché se hai il figlio che non va bene a scuola, subito si dice: ecco perché da una coppia gay… Dobbiamo rivendicare il diritto alle cose che vanno male, ai problemi, ai figli che ci fanno arrabbiare. Il diritto alla normalità». Questa è una grande fatica per le famiglie omogenitoriali. Quindi Famiglie Arcobaleno è nata un po’ come occasione di confronto e un po’ per difendersi dal mondo esterno. Infatti, se l’omosessualità è quasi accettata, per quanto riguarda la famiglia omogenitoriale invece non è così. 

Maria Silvia e Francesca con i loro bambini

Per scardinare i pregiudizi che hanno vissuto sulla loro pelle, Maria Silvia e Francesca hanno creato anche la casa editrice Lo Stampatello, che è nata sui temi omogenitoriali, ma poi si è aperta anche ad altri argomenti che puntano sull’inclusione di tutti, come la migrazione e la disabilità. Il libro più famoso è Piccolo Uovo, che hanno scritto per far sì che tutti i bambini possano riconoscersi in una famiglia e in una bella storia. Piccolo uovo, un ovetto che deve ancora nascere e che indaga il mondo che lo aspetterà, fa un viaggio e incontra tanti tipi di famiglia: quella con una mamma e un papà, quella con due mamme, quella con due papa’, la famiglia con due bambini adottati, e un’altra con un solo genitore. Alla fine Piccolo uovo conclude che sono tutte bellissimi posti dove nascere ed essere felici. 

Maria Silvia racconta che i loro figli vivono i problemi delle minoranze: spesso sono accolti bene, ma a volte vengono stigmatizzati per il fatto di avere due mamme. «Sicuramente vivono la dimensione della minoranza e la devono gestire. In certi contesti è una grande ricchezza, in certi momenti difficili, è un punto di debolezza. Perché spesso sei quello con la mamma lesbica, e non puoi essere semplicemente te stesso». 

Un punto importante che Maria Silvia tiene a rimarcare è che non bisogna cercare dei diritti specifici per le coppie omosessuali e per le famiglie omogenitoriali: «Esiste il diritto di famiglia e va applicato anche alle famiglie omogenitoriali». È una visione della società inclusiva e rispettosa e del mondo: «Non importa essere omosessuale, straniero, etc., il nostro desiderio è che ognuno possa esistere per quello che è». 

I bambini di Maria Silvia e Francesca sono fortunati, perché sono stati desiderati, e non c’è cosa più bella per un figlio. Figli desiderati, pensati, protetti e amati. Bambini a cui Maria Silvia e Francesca hanno regalato il dono più grande: la vita. E sfido chiunque a trovare un argomento più forte di questo.