Skillando – Volontariato digitale in giro per il mondo

Due amici, nove tappe, uno zaino in spalla e tanto volontariato digitale in giro per il mondo per tre mesi. Questo è Skillando, un viaggio rivoluzionario all’insegna del lavoro sociale.

Paolo Marazzi, co- fondatore del progetto assieme a Filippo Scorza, ci racconta l’avventura che stanno per intraprendere insieme.

Paolo, ci racconti cos’è Skillando

«Mi piace pensare che sia un insieme di più cose in divenire. Sicuramente è un’idea. Un’idea nata da un modo di pensare differente e che attraverso il confronto, tante prove e tanto lavoro ha dato vita a un progetto. I nostri claim sono “do for nothing” e “done is better than perfect”: Skillando nasce da questi valori. Concretamente ci occupiamo di volontariato digitale. Andiamo ovunque nel mondo, Italia compresa, alla ricerca di realtà locali ad alto impatto sociale, mettiamo a disposizione le nostre competenze digitali, al fine di permettere loro di crescere ed autosostenersi. La seniority dei nostri volontari è molto alta, quindi crediamo di dare del vero valore aggiunto».

Parlaci un po’ di te, qual è il tuo background? E com’è nata l’amicizia e la collaborazione con il tuo socio Filippo? 

«La vita mi ha sempre tenuto nell’ambito Hi-Tech ed informatico per passione: dopo la laurea in informatica classica e il master in networking Cisco, ho iniziato a lavorare come programmatore e da lì mi sono trasformato via via in un imprenditore in movimento. Ho “pivottato” più volte le mie attività per stare al passo, perché se prima i tempi cambiavano ogni cinque/dieci anni, adesso cambiano ogni due. E quando hai un business, già alla fine del primo anno devi pensare a come farlo sopravvivere in un mercato che corre veloce. Diciamo che sono uno “studente” che apprende in movimento. Ed è così che ho incontrato Filippo nel 2013, durante la prima edizione di StartupBus Italia [competizione annuale per giovani startuppers ndr]. Nel cerchio delle presentazioni eravamo a fianco, ci siamo subito piaciuti e da lì è nata l’amicizia che ha portato a un primo progetto e poi a un secondo, anche con alti e bassi, fino a che abbiamo raggiunto una buona maturità e soprattutto un grande rispetto reciproco. Pensiamo che il confronto sia sempre bello e positivo, anche se acceso. La cosa curiosa del nostro rapporto è che spesso quando disegniamo un nuovo progetto insieme, compreso Skillando, partiamo dagli antipodi e poi arriviamo quasi sempre alla stessa conclusione, sebbene con le diverse sfumature che ci contraddistinguono».

Paolo con alcuni ragazzi di Nai Nami-Our Streets. Our Stories

Com’è nata l’idea di questo progetto?

«È nata in primis da Filippo, che stava facendo un master sull’impatto sociale all’Amani Institute di Nairobi. Un giorno mi chiama su Skype e mi racconta di avere un progetto che si chiama Skillando e che deve presentare al termine del suo percorso di studi. “Mi aiuti a validarlo?”, mi chiede. Da allora mi sono appassionato a questa idea e mi sono messo al lavoro. Con il tempo il progetto ha palesato dei limiti che abbiamo superato insieme e che, sebbene sia ancora in divenire, è diventato l’attuale Skillando».

Cosa ti ha motivato a intraprendere un progetto sociale?  

«Sono arrivato a quarant’anni facendo un sacco di esperienze lavorative, anche indipendenti, sia come freelance sia come imprenditore (cosa che sono ancora).

Ho avuto la voglia e la curiosità di fare qualcos’altro. È lo stesso concetto di cui ti parlavo prima: “do for nothing”, che potrei tradurre interiormente con “do for all”. È tutto un “fare” per qualcun altro, perché ti dà un valore personale incredibile. Io sto davvero molto bene nel farlo, anche se la parte business non c’è».

Parlaci del viaggio che state per intraprendere insieme. Quali saranno le tappe e cosa vi aspettate da questa avventura?

«Skillando on tour partirà il 9 marzo e finirà intorno al 15 maggio. Le tappe sono bellissime: Thailandia, Cambogia, Vietnam, Giappone, Honolulu, Los Angeles, Perù, Cile e Rio de Janeiro. Da questa avventura ci aspettiamo tanto dal punto di vista umano, sia tra di noi, sia con le persone che incontreremo. Abbiamo un’agenda piuttosto densa e non vediamo l’ora di mettere online la nostra piattaforma di volontariato digitale made in Italy. Sono molte le persone che ci stanno aiutando, il Bullone in primis, più altri amici che ci hanno messo in contatto con varie realtà nei Paesi che visiteremo. Voglio ringraziare in particolare Alberto Gorgone, Lorena Valente Pagani, Guilherme Valentim e Alvise Biffi per i tanti suggerimenti e contatti. Speriamo di riunire tutte le persone incontrate nel nostro percorso, per rendere Skillando autosufficiente e creare una serie di missioni durature nel tempo. Il passo non è così lungo e, sebbene sia impegnativo, siamo certi di portarlo a termine».

Come avete reclutato i volontari che vi aiuteranno, anche da remoto, in questo progetto?

«Abbiamo usato il mezzo digitale e tutte le nostre conoscenze per divulgare il progetto. Attraverso internet e i social abbiamo ricevuto tanti contatti che hanno mostrato grande entusiasmo e persino l’interesse di partire con noi. Due di loro probabilmente lo faranno davvero! Per chi invece non può partire in questo momento per questioni lavorative o familiari, ci sarà la possibilità di aiutarci da remoto sia per Skillando, sia su future missioni».

Filippo con i giovani di Kibera a Nairobi

Come avete individuato gli enti locali a impatto sociale da aiutare durante il viaggio? 

«Lo abbiamo fatto tramite il networking, il recruitment su Facebook, le scuole e i nostri contatti personali. Questo passaggio è stato molto impegnativo e non sempre facile, perché in alcuni Paesi abbiamo incontrato lo scoglio della diffidenza, oltre a quello della lingua. Tuttavia pian piano abbiamo messo assieme un buon numero di enti locali e adesso l’agenda è piena. Siamo soddisfatti e certi che alcuni di questi progetti diventeranno missioni entusiasmanti in futuro».

Quanto sono importanti le skills e le conoscenze digitali oggi per permettere a dei giovani progetti di avere successo? 

«Sono essenziali. Ormai il digitale fa parte della nostra quotidianità: lo usiamo per fare la spesa, per prenotare le visite mediche, per monitorare il nostro fisico. Siamo già “mezzi cibernetici”, pur non essendone consapevoli. In quest’ottica le skills digitali sono necessarie sia per un progetto interamente digitale, che interamente umano. Gli strumenti digitali sono un mezzo economico che permette di testare le proprie idee, risparmiare denaro ed essere efficaci in qualsiasi cosa si stia facendo. Per questo motivo suggerisco ad ogni giovane che intraprende un’attività, di avere un minimo di conoscenze digital, perché possono aiutare molto a darsi visibilità, competenze e strumenti di verifica».