5G e onde elettromagnetiche Sono davvero pericolosi ?

Di Assunta Prato

Sabato 25 gennaio 2020 in molti Paesi del mondo sarà/è stata (dipende dalla data di pubblicazione) la prima Giornata Mondiale di Protesta contro il 5G.

Il 5G è la quinta generazione della comunicazione mobile, che assicura una velocità di download e upload molto elevata e permette di interagire con i dispositivi IoT. Una connessione sempre più veloce e a portata di tutti che aumenterà la velocità delle connessioni e migliorerà la qualità del servizio delle comunicazioni. Sarà possibile l’Internet of Things, l’internet delle cose, cioè la possibilità di effettuare operazioni chirurgiche a distanza, di collegare le ambulanze con il centro di gestione delle emergenze e con i medici degli ospedali, di comandare a distanza gli elettrodomestici di casa. 

Sicuramente si tratta di un progresso. Ma siamo sicuri che tutto ciò che cambia vada in una direzione positiva, senza contraddizioni e nuovi problemi più seri di quelli che si risolvono?

In Italia la sperimentazione di questa nuova tecnologia è in atto a Milano, Bologna, Torino, Roma e Napoli, e l’obiettivo è di attuarla al più presto in 100 città, ma non tutti sono d’accordo: 125 città con delibere comunali si sono opposte finora alla sperimentazione e l’Alleanza Italiana Stop 5G ha lanciato un appello per co-finanziare una ricerca scientifica indipendente sugli effetti del wireless di quinta generazione. L’appello è stato raccolto già da cinque Comuni d’Italia che hanno impegnato fondi pubblici a questo scopo. 

Quello che si teme infatti è che, visti gli enormi interessi economici in gioco, si vogliano ignorare completamente gli studi che mettono in discussione l’innocuità delle onde elettromagnetiche, che si proceda senza una valutazione ambientale e una valutazione sanitaria preventiva, e senza alcuna ricerca, test o studio sugli effetti delle radiofrequenze a breve-medio-lungo termine. 

Nel 2016 il Programma nazionale di tossicologia statunitense ha evidenziato l’aumento di tumori cerebrali (gliomi), l’aumento dei tumori Schwann delle cellule del cuore e l’aumento del danno al DNA nei ratti esposti alle radiazioni dei telefoni cellulari. 

Nel 2018 degli studi dell’Istituto Ramazzini di Bologna sulle radiazioni emesse da antenne hanno analizzato l’esposizione dei ratti alle radiofrequenze e i risultati sono molto simili: aumento di tumori come glioma (orecchio), meningioma (cervello), Schwannoma (cuore). 

La rivista The Lancet (il bisturi), un’importante rivista scientifica inglese di ambito medico, nel numero di dicembre 2018 scrive: «Prove scientifiche crescenti suggeriscono che l’esposizione prolungata alle radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza ha gravi effetti biologici e sanitari. È stato dimostrato che l’esposizione acuta altera il metabolismo del cervello umano, le attività elettriche nel cervello, e le risposte immunitarie sistemiche».

Studi scientifici autorevoli hanno dimostrato che le onde elettromagnetiche possono causare effetti nocivi sulla salute (cancro, riduzione della fertilità, perdita di memoria, cambiamenti nel comportamento e nello sviluppo dei bambini). Ci sono altri studi che contraddicono questi risultati, ma quando ci sono in ballo interessi economici così ingenti, la cautela è d’obbligo, così come il diritto di informarsi maggiormente, se non addirittura la diffidenza. 

C’è chi sostiene che con la nuova tecnologia basata sul 5G l’impatto sulle persone sarà addirittura più limitato, perché le onde saranno più deboli. Ma, visto che ci saranno antenne ogni 10, 12 case nelle aree urbane, e si potrebbe arrivare a 10, fino a 20 miliardi di connessioni (tra lavatrici, frigoriferi telecamere di sorveglianza, automobili autoguidate, ecc.), come non pensare che saremo tutti esposti ad un aumento esponenziale di radiazioni? Ed è proprio indispensabile essere avvisati quando lo yogurt nel frigorifero è in scadenza o il pannolino di nostro figlio è bagnato?

Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità del 2019 parla genericamente di rischi e non consiglia nessuna cautela in relazione all’esposizione alle onde elettromagnetiche. È sconcertante questa indifferenza, visto che persino i produttori della telefonia mobile scrivono sulle istruzioni d’uso che le donne in gravidanza e i bambini devono tenere lontano dal corpo i telefoni cellulari

Il rapporto dell’ISS è stato criticato da parte della comunità medico-scientifica, in Italia – tra gli altri – da ISDE e Medicina Democratica, tanto che in una petizione on-line 8.700 cittadini firmatari ne chiedono l’immediato ritiro e aggiornamento per vizi di forma, di contenuto e per omissioni sull’aggiornamento dell’evidenza del danno.  La posizione dell’Istituto Superiore di Sanità sembra essere basata sul criterio «nel dubbio astieniti», contrario alla massima di segno opposto «nel dubbio, se fondato, agisci», alla base del principio di precauzione.  

Credo che nessuno voglia fare una crociata contro la tecnologia. L’evoluzione tecnologica delle nostre città, che si è introdotta ormai nelle nostre case e nelle nostre tasche, ha prodotto però un’enorme quantità di campi elettromagnetici artificiali, di cui non conosciamo ancora gli effetti. È come se fossimo tutti sottoposti a un maxi esperimento, perché mai l’umanità è stata indotta a un cambiamento così diffuso e intensivo di esposizione a un elemento che si trova in natura, ma in misura infinitamente inferiore. Sarebbe certamente più etico non arrivare a conseguenze conclamate, ma gestire il rischio con metodologie che puntino alla prevenzione primaria.

Spesso le istituzioni si dimostrano negligenti nel recepire i risultati della ricerca (in questo caso suscitando qualche sospetto visti gli enormi interessi in ballo: non c’è dubbio che fra le prossime guerre che si combatteranno nel futuro vi sarà quella per il predominio mondiale della tecnologia 5G e la Cina ha già scatenato la sua battaglia). Anche il mondo accademico si dimostra stranamente pigro rispetto a questo tema, quasi come se non volesse interferire su un argomento di enorme importanza per la salute pubblica.

Non sarebbe la prima volta che «dall’alto» arrivano rassicurazioni sbagliate: nel 1987 il direttore del Servizio di Igiene Pubblica del Ministero della Sanità, il dott. Leonardo Toti, affermò che «il rischio da amianto era un rischio socialmente accettabile». Ora sappiamo bene la verità. 

Chiedere, anzi pretendere, maggiore informazione e scelte politiche lungimiranti, dovrebbe essere un diritto per un cittadino consapevole. Dovrebbe essere ovvio e doveroso studiare prima le possibili conseguenze, e poi sperimentare su larga scala. Fare l’opposto è stato in passato causa di problemi drammatici per la salute: perché ripercorrere una strada pericolosa?