Ritorno alle parole che contano- Confini

Di Oriana Gullone

Qual è il confine tra la mia e la tua libertà? Tra il mio e il tuo spazio? Tra prendermi cura di me e prendermi cura degli altri? Come avresti risposto a queste domande fino agli ultimi giorni di febbraio?

Qual è la risposta adesso?

Il vicino di casa con la musica a tutto volume la domenica. Adesso, ti disturba?

I vicini di armadietto in palestra, che sudano tre magliette più di te. Adesso, ti mancano?

Mamma che ti raccomanda di scriverle quando rientri a casa dopo la discoteca. Adesso, cosa le scrivi?

Quante situazioni fastidiose, noiose, perfino irritanti, adesso ti mancano. 

E che grande boccata d’ossigeno è oltrepassare il confine della ringhiera del tuo balcone, per accettare una fetta di torta dai due marmocchi che ti offrono la merenda, dopo aver cantato e applaudito. Quanto ti fa bene leggere che sono nati 715 bambini oggi, perché il confine tra la vita e la morte sono due piani di scale, che separano «Malattie Infettive» da «Neonatologia». Un mio amico a casa dal lavoro, si è offerto volontario per portare pasti caldi ai clochard della sua città, che si preoccupano della sua disoccupazione e del suo stato di salute. Dove sta il confine tra amico e sconosciuto, adesso? 

Obbedire agli ordini, lavandoti le mani, disinfettando il telefono e il tavolo, restando a casa, ti fa bene. Impari, forzatamente, a prenderti cura di te e del tuo tempo. E, nello stesso momento, prenderti cura di te ti fa prendere cura degli altri, sconosciuti e amici.

Qual è la risposta, adesso? 

Che il confine non esiste. Che siamo complementari. Che il rispetto per gli altri diventa rispetto per noi stessi. Uno non esiste senza l’altro. Come il bene e il male, la vita e la morte, la luce e il buio.

Noi «poveri bimbi malati» lo abbiamo già imparato tanto tempo fa, qualcuno di noi fin troppo presto. Per te, forse, è una lezione nuova. Per noi è un ripasso, a volte anche difficile, perché risveglia fantasmi che speravamo di aver dimenticato: l’isolamento, la mascherina, la paura del ricovero in ospedale, la rabbia verso chi non capisce e non rispetta gli ordini. Adesso li provi anche tu. Adesso stai camminando nelle nostre scarpe. Adesso puoi decidere di non dimenticartelo, quando tutto finirà. Adesso puoi decidere di cambiare. Fallo. Adesso.