Il libro a staffetta Capitolo II – Alla scoperta di quegli occhi verdi con l’app di tracciamento

In questi tempi costretti in casa da quel maledetto Coronavirus, i cronisti del Bullone si cimentano in un’esperienza più volte desiderata durante le riunioni di redazione del giornale. «Ma perché́ non scriviamo un libro, tutti insieme?». Abbiamo deciso di partire chiedendo l’aiuto di uno scrittore e formatore professionista, Lorenzo Carpanè, che è stato il ghost writer del primo romanzo dei B.Liver, La Compagnia del Bullone. Il Bullone vi propone quindi, cari lettori, un libro a staffetta: ogni mese uscirà un capitolo scritto da un ragazzo, che altro non sarà se non la prosecuzione del capitolo precedente. Un lungo filo rosso con i medesimi protagonisti, la stessa location e la medesima ambientazione temporale. Un gruppo di giovani che abitano una città, Milano, e vivono il decennio che si avvicina al 2030. Spetterà a ogni B.Liver arricchire il proprio scritto con immaginazione legandosi al finale del capitolo precedente. Sarà un libro aperto, collettivo. Si darà la precedenza ai ragazzi del Bullone, ma anche volontari e studenti che ci hanno seguito in questi anni potranno immergersi e confrontarsi con un’esperienza unica e, speriamo, fantastica per tutti. Nel numero scorso abbiamo pubblicato il primo capitolo. Eccovi il secondo.

Questa illustrazione di copertina e quelle delle pagine seguenti sono di Giulia Pez, che ringraziamo di cuore. In questi disegni c’è l’essenza di quello che vogliamo fare: un libro,
la mano di tutti i ragazzi e i volontari de Il Bullone, e il simbolo della nostra Fondazione. Il bullone perché è qualche cosa di concreto, che tiene insieme. Un gruppo di ragazzi
provenienti da diverse esperienze di malattia che hanno voglia di raccontare come vedono e come vorrebbero il mondo fra qualche anno.

Il riassunto del primo capitolo

I primi due protagonisti del libro a staffetta dei B.Liver sono Riccardo e Lapo, due giovani amici milanesi. Riccardo con una gran voglia di scrivere un libro ma senza riuscirci. Con l’incubo del foglio bianco. Ha passato 72 ore in camera sua davanti al computer ma non è riuscito a scrivere una riga. Una giornata di sole lo attira  fuori di casa. E Riccardo vuole incontrare il suo amico Lapo che abita in via Olmetto. Ma al semaforo tra via Santa Sofia e corso Italia incrocia una ragazza bellissima con gli occhi verdi e i capelli neri. Rimane folgorato e bloccato. Non fa nulla per avvicinarla. Poi con lo sguardo la perde. Riccardo che ha sempre avuto problemi con le ragazze, raggiunge poi Lapo in via Olmetto e cominciano a parlare dei loro problemi. Fumando una canna.

«Ehi, cos’è quella faccia, scrittore?», Lapo ridacchia mentre si avvicina per salutare l’amico e accoglierlo nel salone. 

«Quale faccia? È la mia.» La sua smorfia non sembra convinta della risposta, Riccardo è palesemente sulla difensiva. «Vado un attimo in bagno», dice quasi minaccioso, lasciando ingenuamente il telefono sul tavolo, con la playlist emotiva ancora in vista. 

L’applicazione ha insistito sulle canzoni d’amore per tutto il tragitto, dall’incrocio fino a casa di Lapo. Segno che Riccardo non ha smesso nemmeno un secondo di pensare alla ragazza con gli occhi verdi.

Lapo sbircia la schermata, e torna all’attacco, parlando forte perché l’amico lo senta bene dall’altra parte del corridoio. «Proprio no, la tua faccia non è quella del genio letterario in crisi, ah no, amico mio… È la faccia dell’amore!». 

Riccardo torna dal bagno mentre Lapo sta ancora scrollando la playlist, che spazia da “Romeo & Juliet” a “La stella di Broadway”. Non solo canzoni d’amore, ma roba vintage, amore romantico. La faccenda è seria.

Riccardo strappa di mano lo smartphone a Lapo ridacchiando imbarazzato. «Dai! Non è niente. Pensavo a delle idee per la protagonista femminile del libro, il sensore emotivo dev’essersi confuso per quello. Innamorato, io, ma dai…»

Riccardo lo sa che il sensore non sbaglia. Che è programmato per percepire esattamente temperatura, battito cardiaco, ossigenazione, secrezione ormonale. E programmare la playlist perfettamente in linea con quell’emozione. Non sbaglia. Mai. Quelle canzoni d’amore d’altri tempi sono iniziate appena quei meravigliosi occhi verdi sono comparsi all’incrocio in corso Italia. E non hanno più smesso.

«Davvero, non è successo niente. Ho incrociato una ragazza venendo qua, niente di che. Per strada, di sfuggita. Chi la rivedrà mai…». 

Gli occhi di Lapo si accendono all’improvviso, la voce esplode in una risata entusiasta: «Lo sapevo! Lo sapevo! E com’è? Carina?». 

Il profondo sospiro non lascia dubbi. Quegli occhi verdi non gli si schiodano dalla testa.

 «Bene. Ho capito. Serve un lavoro da professionisti.» Lapo ha completamente cambiato sguardo. Non gli sembra vero di poter fare lui la parte di Cupido per qualcuno. Accende serio la canna preparata mentre aspettava che Riccardo arrivasse, fa un paio di tiri, gliela passa. Nel frattempo, il caffè si è raffreddato e lo schermo olografico si è acceso sulla mappa della città. «Dove vi siete incrociati?», chiede Lapo, ormai la missione di ritrovamento-fanciulla è iniziata. 

Riccardo scoppia in un paio di forti colpi di tosse: «Ma che diavolo stai facendo?»

«Ti aiuto a ritrovare la tua principessa misteriosa, che domande.»

Lapo è fatto così. Agisce per missioni, per tappe a breve termine. Della vita assaggia un morso di tutto, è il motivo per cui continua a cambiare università. Studia solo per gli esami che lo incuriosiscono, li esaurisce, li impara a memoria. Esaurita la linfa, cambia facoltà. 

Ha imparato presto che proiettarsi troppo in avanti nel futuro non è saggio, non è sano. In un attimo, qualsiasi cosa può essere spazzata via. L’amore, la famiglia, la salute, il denaro, il lavoro… Sembra una lista da oroscopo, vero? Lapo sa di essere fortunato, nonostante tutto. Perché può permettersi con estrema serenità di decidere di godere di quello che lo fa star bene. Che poi in realtà non è niente di pretenzioso: buon fumo, buon vino, buon cibo, buona compagnia. Il suo fisico morbido dimostra ampiamente queste sue preferenze.

E si fa in quattro appena afferra con chiarezza come far star bene qualcun altro. Far bene lo fa star bene. 

«Oh! Allora? Ti sei incantato? Dove hai incrociato l’incarnazione della bellezza?». 

Riccardo risponde confuso, un po’ per la canna troppo forte, un po’ perché quegli occhi non gli si schiodano dalla testa e un po’ perché quelle schermate non le ha mai viste, ma gli ricordano qualcosa: «All’incrocio tra corso Italia e via Santa Sofia, dove passa il tram vicino alla farmacia.» 

«E in che direzione andava?» 

«Non lo so, attraversava in senso opposto al mio.»

Il cursore individua in fretta la posizione dell’incontro. Ma le immagini da satellite non offrono abbastanza precisione per il riconoscimento facciale, specialmente in un punto del genere, facilmente trafficato. Lo sguardo ormai chirurgico di Lapo ispeziona ogni centimetro dell’olografia. 

Riccardo si appoggia allo stipite della porta, confuso e disorientato tanto quanto Lapo è focalizzato e concentrato.«Si può sapere che diavolo è ‘sta roba?»

Il respiro di Lapo si ferma per un attimo. «Quella che stai fumando o cosa?»

«Quella mappa. Non è roba vietata?», Riccardo non sa se essere incuriosito o sospettoso. 

Lapo sorride soddisfatto, indica all’amico un angolo in alto dello schermo. Quel logo a quattro colori non lo vedeva da anni, quella app di tracciamento era stata bandita molto tempo prima, poco dopo la pandemia. Per un errore di codice, solo da alcuni telefoni, l’app elaborata per tracciare i contagi recuperava i dati GPS dall’app di tracciamento. Il bug era stato corretto in fretta, e nel giro di dieci giorni era tutto sotto controllo. Il sollievo dalla paura per i propri dati personali aveva fatto la magia di aumentare il senso di responsabilità collettivo. L’app per controllare l’andamento della pandemia era presente sulla quasi totalità dei dispositivi mobili del Paese, consentendo di diminuire drasticamente i tempi di uscita dal rischio contagio. L’Italia fu il primo paese al mondo a poter dichiarare finito quell’incubo collettivo. Adesso guanti e mascherine puoi incontrarle giusto nelle cucine e nei negozi alimentari, oltre che in ospedale naturalmente. Gel igienizzanti sono a disposizione dappertutto, bar e ristoranti li portano al tavolo insieme ai condimenti. Tutti i dispositivi portatili, sotto la luce blu si disinfettano mentre si ricaricano, e se lo schermo è troppo sporco il telefono si blocca da solo finché non viene disinfettato.

Quell’app di tracciamento GPS iniziò ad essere soggetta a sempre più limitazioni, come tutte le altre sue simili. Fino a sparire, con un gran polverone di processi internazionali che riempirono i giornali di tutto il mondo per mesi. La tecnologia italiana aveva dimostrato al mondo che un tracciamento più leggero era possibile e il panico collettivo sulla privacy aveva completamente abbattuto il “mercato dei dati”, che fino a poco tempo prima sembrava il futuro dell’economia globale. Il mestiere di cartografi e geografi diventò fondamentale, e l’orienteering materia scolastica obbligatoria in ogni ordine di studi.

Oriana Gullone

Giravano storie di qualche cervellone matto che perdeva giorni a ripristinare quei software, illegalmente, ma rasentavano l’assurdo. Era un’impresa quasi impossibile. E poi, che senso poteva avere? Quelle tecnologie erano ormai completamente inutili. 

Riccardo continua a fissare quel viso concentrato, cercando di leggere quello che non gli dice. Vorrebbe chiedergli come ha fatto, dove l’ha trovata, ma lo sguardo di Lapo non ha chiaramente intenzione di rispondere.

«La tua principessa aveva un borsone nero, per caso?», Riccardo ha un sobbalzo, quel tono squillante lo sveglia dai pensieri sospettosi. Chiude gli occhi per ricordare meglio l’incontro con la principessa dagli occhi verdi. Capelli neri lisci e lunghissimi, coda alta, tuta leggera color pastello… «Sì! Borsone nero!».

«Ottimo!», esclama Lapo alzandosi di scatto in piedi. «Dammi cinque minuti. Mi cambio e andiamo!» 

«Che? Dove? Ma dovevamo parlare del mio libro!» 

«Fondazione Accademia La Scala. Lo stiamo già scrivendo, il tuo libro, amico mio…»

Niente da fare, certe cose proprio non cambiano mai. Lapo tira, Riccardo segue. Come quando erano ragazzini. L’iniziativa era sempre Lapo a prenderla, Riccardo si faceva tentare, lo seguiva anche se pieno di dubbi. Ma erano quei suoi dubbi iniziali che poi riuscivano a evitare i guai più grossi. Se Lapo è Lucignolo, Riccardo ha il doppio ruolo di Pinocchio prima, e Grillo Parlante dopo.

Come quando avevano iniziato a fumare. Era ancora illegale e Lapo si era messo in testa di iniziare a coltivare, di farne un business. Riccardo lo aveva aiutato con i primi tentativi, riuscendo a convincerlo a tenere il segreto, a non scivolare nella tentazione di vendere o entrare in chissà che giri strani. E aveva avuto ragione. Nel giro di pochi anni, la tanto sudata legalizzazione era arrivata, seguendo e mettendo insieme, adattandoli alla realtà italiana, gli esempi virtuosi di Olanda, Portogallo, Canada…

«Dai, scrittore! Sei rallentato oggi! Su! Abbiamo una missione da compiere…». Dagli alberi del cortile filtra quella bella luce calda appena precedente al tramonto. In giro c’è meno gente e cammina con calma. Un’aria rilassata e lenta completamente in contrasto con quei riccioli biondi, che marciano decisi al ritmo di una vecchia canzone, che adesso sembra scritta apposta, “I’m travelling at the speed of light / I wanna make a supersonic man out of you / Don’t stop me now”. Lapo non lo ferma nessuno quando è convinto di aver ragione. Quindi sempre, più o meno.

Quasi non parlano per tutto il tragitto. Arrivano in un attimo davanti al portone dell’Accademia. Sembra tutto fermo. Per un attimo i due amici pensano di essere arrivati dopo la chiusura, dover rimandare l’avventura, aver perso l’attimo. Si guardano, senza parlare, facendosi un cenno col capo di tornare indietro. Il primo a incamminarsi è Lapo, Riccardo tentenna, quasi deluso. Ma sente uno scatto, si apre la porta, fa in tempo a tirare per un braccio l’amico. Poi si inchioda, la bocca mezza aperta e il cuore che impazzisce. 

La ragazza con gli occhi verdi è lì, con la fronte un po’ sudata, il suo borsone, lo chignon nero e un sorriso soddisfatto che guarda il cielo rosa.