Abitare la città – Un nuovo vivere a contatto con gli altri

Le riflessioni dei cronisti del Bullone su questi giorni di dolore e sull’incognita del dopo Coronavirus. Che cosa ci lascerà? Anche il modo di vivere la città cambierà. Meno smog, più spazi aperti, verde e case basse. Prepariamoci alla sfida

Di Emanuele Bignardi

Emergenza e ripartenza sono parole che in questo periodo sto sentendo molto. Si parla tanto di ricominciare a vivere, di riprendere la produzione industriale, i servizi e così via. Penso che sia fondamentale la calma. Non è possibile affrettare i tempi e correre verso quella che potrebbe essere una ricaduta dell’infezione. Bisognerebbe, quindi, fermarsi a riflettere un momento.

Come pensare a una ripartenza che ci permetta di imparare dal passato? Prendiamo ad esempio il tema del convivere, dell’abitare: in questa quarantena abbiamo sperimentato cosa vuol dire isolamento; dall’altra parte, però, abbiamo avuto la possibilità di osservare le nostre abitudini, ma anche di cambiare le nostre routine. Prendo spunto da questo per una riflessione più profonda: io vedo la ripartenza come fonte di cambiamento positivo, per inventare un nuovo modo di vivere. Questo sicuramente inizia anche da come abitiamo la città

Come cambierà il nostro modo di abitare? Resteremo ancora nelle grandi città, oppure torneremo a vivere in piccoli paesi, o cittadine? Credo che le persone non cambieranno il luogo dove abitano; le grandi città, infatti, saranno ancora una calamita per la maggior parte della gente, con i loro servizi, il lavoro e via dicendo. Tuttavia, il cambiamento si concretizzerà nel modo in cui abitiamo: i nostri amministratori dovranno considerare la possibilità di rendere le città più a misura d’uomo, con più servizi per la persona, più aree verdi, una mobilità sostenibile. Ecco, proprio quest’ultimo punto mi sta molto a cuore: basta con la città fonte di inquinamento, via libera, invece, al potenziamento dei mezzi pubblici, alla mobilità ecologica, come le biciclette. Si può vivere in una città anche senza l’auto, io mi muovo solo con i mezzi pubblici. Urgono misure di potenziamento dei trasporti e della mobilità sostenibile.

La mia riflessione si concentra su un tema più personale, che riguarda l’interiorità di ciascuno: penso, infatti, che se da una parte la quarantena ci abbia fatto riscoprire il valore della relazione con gli altri, dall’altra debba insegnarci la grande potenza della solitudine. Tante volte mi sono sentito dire che «per stare bene con gli altri, devi imparare a stare da solo». Ho sempre accolto questa frase con una certa riluttanza, ma ora comprendo che è vero, non tanto perché la solitudine, per contrasto, ci faccia apprezzare gli altri, non solo per questo. Quello che ho imparato dalla quarantena è che vivendo da solo devo fare i conti con le mie forze e con le mie debolezze. E ciò mi ha reso più forte. La solitudine ha un valore intrinseco che ci permette di riflettere, di alzare lo sguardo verso qualcosa di più grande delle nostre occupazioni quotidiane. Dalla ripartenza mi aspetto che le persone possano trarre un insegnamento dalla solitudine del periodo di quarantena, riscoprire il valore di se stessi, non tanto come isole in mezzo al mare, ma come punti di una connessione più ampia: la comunità.

Proprio in merito a questo, l’ultima mia riflessione: il nuovo abitare sarà un nuovo vivere in contatto con gli altri. Mi auguro che questa esperienza ci insegni il valore della solidarietà e del senso di comunità. Non sto parlando di sentimenti sovranisti o nazionalisti: sono fermamente convinto che gli uomini siano tutti uguali, a prescindere dalla loro nazionalità. Piuttosto, la solidarietà di emergenza dovrà diventare una pratica quotidiana: quante occasioni abbiamo per offrire il nostro contributo! 

In conclusione, il nuovo abitare post-emergenza sarà qualcosa che riguarda non solo gli aspetti pratici di tutti i giorni, ma qualcosa che ci coinvolge in quanto individui. Forse, riscoprendo il valore di noi stessi, potremo dare più valore agli altri, così che la comunità possa ricrescere più forte e coesa di prima.