Non può essere questa la colpa di Silvia – Le false accuse al rientro di Silvia Romano in Italia

Silvia Romano libera

(Foto: ilmessaggero.it)

La giovane volontaria milanese rilasciata dopo 18 mesi di prigionia è al centro di polemiche inutili. Rimane aperto il tema dei volontari in Africa

Di Loredana Beatrici

Da vittima a carnefice. Ecco come abbiamo trasformato Silvia Romano. 23 anni, milanese, laureata in Lingue, partita come cooperante col sogno di aiutare i bambini in Africa e rientrata il 10 Maggio, dopo 18 mesi di prigionia nelle mani di uno dei gruppi armati più violenti della lotta islamica. Silvia (o Aisha) è diventata in poche ore la destinataria di una violenza mediatica mai vista prima. Un attacco che ha portato la procura ad aprire un’inchiesta, i social (compresa la piattaforma dei buoni sentimenti, Instagram) a chiudere alcune pagine, perché impossibili da moderare. Un attacco che ha prodotto delle fake news (come il presunto matrimonio e la gravidanza), con tanto di foto ritoccate e video manipolati. Un attacco che si è anche manifestato con il lancio di una bottiglia alla finestra di casa sua, il luogo dove, dopo tanto tempo, Silvia dovrebbe sentirsi sicura.

Ma quali sono le gravi colpe di cui si è macchiata questa ragazza, per meritarsi di essere trattata come il peggiore dei criminali? 

È stata accusata di aver agito da incosciente, mettendo a repentaglio la sua vita e non solo. Avrebbe peccato, cioè, di leggerezza ed entusiasmo a 20 anni. Poco importa che Silvia stesse agendo a fin di bene, perché ha la stessa responsabilità di un suo coetaneo, leggero e incosciente, che guida ubriaco causando delle morti il sabato sera. Silvia, però, il prezzo per la sua leggerezza l’ha già pagato, con più di 500 giorni di prigionia. NON PUÒ ESSERE QUESTA LA COLPA DI SILVIA!

È stata accusata di aver sottratto soldi agli italiani, per il pagamento di un riscatto. Per Silvia, FORSE, è stato pagato un riscatto, come per tanti altri prima di lei, perché in Italia si pensa ancora che una vita umana valga più del denaro. Solo nell’ultimo anno sono stati liberati altri tre italiani: Luca Tacchetto, rapito in Burkina Faso mentre faceva il turista; Alessandro Sandrini, sequestrato in Siria dove si nascondeva come latitante; Sergio Zanotti, rapito in Siria dove si trovava per imprecisate ragioni di lavoro. Per tutti abbiamo, FORSE, pagato un riscatto, ma nessuno ha detto nulla. Per Silvia si è parlato di 4 milioni di euro, che diviso per 23 milioni di contribuenti, fa 17 centesimi a testa. Ecco quanto ci è costata, FORSE, una vita umana. NON PUÒ ESSERE QUESTA LA COLPA DI SILVIA!

Ci siamo indignati perché lo Stato ha trattato con i terroristi. Nessuno, però, si è indignato del fatto che nel 2019 l’Italia abbia venduto 5,2 miliardi di armi agli Stati che finanziano la lotta armata integralista. NON PUÒ ESSERE QUESTA LA COLPA DI SILVIA!

È stata accusata di essersi convertita al nemico. Uso le parole di Domenico Quirico, giornalista rapito in Siria nel 2013 e rimasto per 5 mesi nelle mani dei jihadisti. «Nel parlare di Silvia, siamo obbligati al pudore […] Conosco il rito dell’offerta della conversione: per averlo vissuto. […] Comincia con una proposta: quella di cambiare identità, di assumere un nome musulmano […] Non gli basta tenerti in pugno, barattarti per denaro. Vogliono la tua resa, la tua anima […] Sei debole, senti mancarti il terreno sotto i piedi. Cerchi la via di scampo. Anche un dio implacabile e senza indulgenza può andare bene». NON PUÒ ESSERE QUESTA LA COLPA DI SILVIA!

Non le è stato perdonato che indossasse il Jilbab. Uso ancora le parole di Quirico: «Quel baraccone verde… Ci costringe a ricordare che chi ha subito un sequestro è purtroppo senza via di uscita. […] Non può ordinare al passato di spegnersi»Quella veste è il segno tangibile della violenza subita e del fatto che Aisha abbia preso il posto di Silvia, che non sarà mai più la stessa ragazza partita con lo zaino pieno di medicine e cibo per i bambini africani. NON PUÒ ESSERE QUESTA LA COLPA DI SILVIA!

Come non possiamo addossarle la colpa della parata politica organizzata per il suo rientro. Una mossa infelice di cui Silvia è solo vittima strumentalizzata. Non possiamo neanche farle pagare il trauma che la pandemia ci ha procurato. Due mesi d’isolamento, che ci hanno reso più repressi, arrabbiati, impauriti, alla ricerca di un capro espiatorio contro cui riversare la frustrazione. Mi rifiuto anche di pensare che la colpa di Silvia sia quella di essere donna, perché voglio credere che mia figlia crescerà in una società in cui la misoginia sia solo un lontano ricordo. Eppure… le liberazioni di Tacchetto, Sandrini e Zanotti non hanno fatto scalpore, mentre delle cooperanti Simona Parri e Simona Torretta si è detto che erano spie e addirittura incinte dei rapitori. Così come Vanessa Marzullo e Greta Ramelli sono state messe alla gogna mediatica, dopo la liberazione. Voglio credere sia un caso. 

Eppure Silvia una colpa ce l’ha… ed è tutta mediatica. Quando è scesa da quell’aereo era sorridente. Nessuna traccia visibile di violenza. Nessuna esasperazione del dolore. Nessuna frase a effetto. Insomma… nulla di televisivo. Silvia è andata «fuori copione». Gli italiani erano pronti ad accoglierla a braccia aperte, se solo lei avesse condiviso un po’ dell’orrore provato. Silvia doveva ricordarci che noi siamo i buoni e loro i cattivi. Noi gli eroi salvatori e loro gli aguzzini sanguinari. Invece no. Silvia ha tradito il patto narrativo. Eravamo pronti a cantare sui balconi per lei e invece lei non ha avuto bisogno di noi. Sorridente, fiera, resiliente. Quanta forza da chi non ci aspettavamo potesse averla, da copione. La compassione in tv scatta quando vengono messi in scena personaggi in cui immedesimarci (uguali a noi: turisti sì, cooperanti no, troppo difficile), o che reputiamo inferiori (logica che sottende al trash), altrimenti scatta la diffidenza.

La colpa di Silvia è che è uscita dagli schemi del racconto mediatico e noi, come pubblico, ci siamo sentiti persi. La vita, però, non è quella rappresentata dai media. La realtà è più complessa di come la si racconta in tv. La psiche umana è molto meno lineare di come la si racconta in tv. La paura e i traumi non viaggiano sempre con a fianco l’esperto e l’opinionista, come avviene in tv.  Purtroppo, però, sono due mesi che ci cibiamo solo di tv e social e forse abbiamo perso la capacità di leggere la realtà, di capire che dietro a un sorriso può esserci sofferenza, paura, confusione, stanchezza. Per cogliere queste infinite sfumature servono empatia, profondità d’animo, intelligenza sociale, equilibrio e spessore culturale. Se abbiamo perso queste capacità, è solo nostra la colpa, di nessun altro. 

Ora mi fermo, lasciamo vivere a questa ragazza la sua vita. Di tutta questa faccenda vorrò solo ricordare la foto di una madre che abbraccia, dopo 18 mesi, una figlia senza preoccuparsi che si chiami Silvia o Aisha. L’unica immagine che mi fa ancora dire: «ANDRÀ TUTTO BENE!».