Intervista ad Alessandro Barbero – La Storia è la vita delle persone

Alessandro Barbero

È il momento di ripartire. Si deve cambiare prospettiva arricchendola con gli altri. Mai più soli. Il Bullone ha intervistato dei grandi testimonial di vita e di sapere per indicarci la strada giusta. Ecco l’intervista con lo storico Alessandro Barbero, docente e «star» su Youtube.

Di Ada Andrea Baldovin

All’inizio del secolo scorso, si scatenò l’ epidemia di Spagnola che causò un numero altissimo di morti. Oggi questa malattia si può definire debellata. Diversi studiosi parlano di un depoteziamento del virus che ha resto questa influenza endemica e alla stregua di un qualunque altro malanno stagionale. Questo ci può far presupporre che anche il coronavirus finirà col divenire una “banale influenza”?

Detto ciò l’umanità ha sempre fatto i conti con malattie che mutano, e questo loro mutare non è sempre per il peggio, anzi in moltissimi casi, grazie anche all’immunizzazione umana, le malattie diventato meno pericolose. La Spagnola era un tipo di influenza, così come è stato definito da alcuni esperti anche il Covid. È un’esperienza normale quella di vedere un virus indebolirsi, come è successo al vaiolo e alla sifilide.

Possiamo aspettarci tranquillamente che il Covid si trasformi in un virus non (o comunque meno) letale. La cattiva notizia è che in qualsiasi momento possono comparire nuove malattie quindi non possiamo mai fermarci. Abbiamo bisogno sicuramente di strutture sanitarie ben finanziate e preparate ad affrontare questo tipo di emergenza.

È possibile che gli appelli alla troppa prevenzione si trasformino in terrorismo mediatico?

Beh, è nella natura dei media la tendenza ad esagerare. Non mi preoccuperei tanto di questo. Credo che il problema vero sia quello che i governi devono valutare quali sacrifici preferiscono fare. Se questa pandemia rimarrà nella storia non sarà per il numero dei morti, ma perché si tratta di un problema che tutti i governi del mondo hanno affrontato. 

È una cosa che non era mai successa prima perché in passato tutti i governi avevano preoccupazioni e priorità che giudicavano molto più importanti rispetto al combattere un’epidemia. Oggi invece l’opinione pubblica fatto ha deciso che il governo doveva avere altre priorità, come fare prevenzione sulla diffusione dell’epidemia. Cose che erano sacre fino a ieri: l’economia, il PIL, il pareggio di bilancio sono state buttate alle ortiche con decisioni prese molto in fretta dappertutto. E questa di per se è una cosa molto interessante. Non credo che il terrorismo mediatico abbia inciso molto, perché questa malattia – per fortuna- ha una letalità molto bassa e quindi pochi hanno sentito davvero la paura di morire. In più, il senso di responsabilità verso gli alti ha spinto tutti ad accettare le misure che sono state imposte. 

A parer suo l’isteria di massa è un fenomeno che si potrebbe verificare in un contesto del genere?

L’isteria di massa è sempre possibile, non bisogna mai credere che siamo vaccinati contro il suo ritorno. Le società del passato che hanno conosciuto l’isteria di massa in concomitanza con delle epidemie non erano società primitive. L’ Europa del 1348 che ha dato la colpa della peste agli ebrei, era in piena fioritura, così come lo era la società del ‘600 che ha conosciuto la peste raccontata dal Manzoni e ha iniziato la caccia agli untori. Sia in un caso, come nell’altro ci sono state forme di isteria di massa e nulla ci garantisce che non succeda anche noi, di nuovo. Del resto abbiamo conosciuto, in tempi vicini ai nostri, forme di isteria collettiva come l’antisemitismo in Germania o il culto della personalità dei totalitarismi. Forme di isteria collettiva che si sono manifestate nel ‘900  in società estremamente moderne e progredite.

A parer suo la conclusione della malattia sarà prima medica o sociale?

Quello che sta accadendo in questa fase sembra sia decisamente il secondo caso. Il vaccino non c’è, la malattia ha indubbiamente perso forza e la gente si sta stufando di non vivere più una vita normale. Adesso che la malattia è in declino prevale un sensazione di sicurezza.

Quello che si può aggiungere è che, per fortuna, le epidemie hanno la tendenza ad esaurirsi da sole. Non c’è mai stata un’epidemia che ha distrutto tutta l’umanità, nemmeno la metà.

Quali potrebbero essere secondo lei gli effetti a lungo termine che porterà questa pandemia sulla società?

Questa pandemia di coronavirus è stato un fenomeno importante più per quello che ci ha insegnato sui meccanismi decisionali che ci governano, che non per il fatto di aver davvero stravolto la società in profondità. 

È vero che per qualche mese le vite di tutti sono state modificate, stravolte in un certo senso, però la vita collettiva è andata avanti senza cambiamenti significativi. 

Questa pandemia non lascia tracce così profonde, quindi sarà interessante vedere se comunque avremo imparato qualcosa. A me basterebbe sapere che abbiamo imparato che la sanità è una variabile indipendente e non la si può considerare come una cosa che dipende dal mercato, che è una cosa troppo importante per lasciarla ad una gestione di tipo economico, bisogna pretendere d’ora in poi dalla politica che le spese sanitarie siano illimitate.

Ph: Andrea Pellegrini – La Voce e il Tempo
Alessandro Barbero, storico e scrittore, è professore ordinario di Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e Vercelli. Scrive su La Stampa e Tuttolibri. Collabora al programma televisivo Superquark e alle trasmissioni Passato e presente e a.C.d.C. in onda su Rai Storia. Le sue lezioni caricate in rete guadagnano ogni volta centinaia di migliaia di visualizzazioni.

La Storia è una materia troppo sottostimata dagli studenti, forse perché viviamo in un mondo che va sempre più veloce verso il futuro senza guardarsi mai indietro. Ogni volta che c’è un cambiamento, un trauma nella società, i primi esperiti che si interpellano sono proprio gli storici. Lei è riuscito a catturare l’attenzione di molti con la storia. Ha qualche consiglio su come approcciarsi a questa materia straordinaria? Perché conoscere la storia è importante?

La storia sembra noiosa esclusivamente quando la fa a scuola e questo non è colpa degli insegnanti ma del fatto che la storia contiene un’enorme quantità di nozioni che vanno somministrare allo studente e inevitabilmente la rendono meno attraente. Credo che tutte le materie scolastiche abbiano la stessa caratteristica. Il fascino lo si capisce quando si hanno i fondamenti per capire quanto queste cose siano in realtà affascinanti, perché la Storia è semplicemente l’insieme degli esseri umani. 

La Storia è fatta da tutte quelle vite che sono state al mondo prima di noi, e anche dalle nostre, anche noi siamo la Storia. Non si tratta di una cosa astratta, è la vita della gente. 

Tutte le cose che gli umani hanno fatto fino ad oggi, sia le cose grandiose, sia le cose terribili. Dire questo è forse l’unica cosa che si può fare per rendere evidente che la storia è appassionante. Serve a sapere meglio chi siamo. Serve a vivere altre vite e a moltiplicare la tua esperienza.

Gli storici hanno studiato sulle letture e le testimonianze del passato. Secondo lei qual e’ il livello di attendibilità? Quale è stata la grande bufala che abbiamo studiato ma non era vero? 

Molte cose. Non bisogna mai dare per scontato che sia attendibile la prima fonte. 

Noi possiamo dire solo quello che ricostruiamo grazie alle testimoniane che ci hanno lasciato, ma è ovvio che vadano pio criticate e valutate.

La persona del passato, quando ci lascia delle testimonianze, sono la sua versione delle realtà e può essere alterata. Ricostruire quel che è successo è complicato anche per questo. 

Dopodiché gli avvenimenti, una volta accertati, sono certi. Non ci sono dubbi sul fatto che Napoleone sia esistito e che abbia perso la battaglia di Waterloo quindi non bisogna stare a pensare ogni volta che il manuale stia mentendo. Tante interpretazioni però nel tempo possono cambiare per questo i manuali di oggi non sono uguali a quelli di cinquant’anni fa.

Cos’è la memoria? 

La memoria individuale esiste perché ognuno vive la propria vita e ricorda il proprio passato, e questa è una dimensione che abbiamo tutti. È una cosa strana le memoria delle persone, quello che pensiamo di ricordare non è detto che sia sempre vero. 

La memoria collettiva invece è un altro discorso, come la memoria politica ad esempio: la visione del mondo viene plasmata nella nostra testa dalla famiglia e dal vissuto della stessa. C’è chi crescendo si stacca dalla visione dei propri genitori e chi invece ne rimane legata a vita. In Italia questo tipo di memoria rimane molto importante e molte volte troppo inconsapevole. È una memoria alla quale bisogna stare attenti perché plasma i nostri atteggiamenti.

Evoluzione o rivoluzione?

L’evoluzione c’è sempre, non si ferma mai. Non c’è mai un momento nella storia umana nel quale nell’arco di una generazione non sia cambiato niente. La società è un formicaio nel quale i cambiamenti sono sempre provocati dalle azioni di qualcuno. L’evoluzione è ininterrotta e costante, è la natura umana che si evolve continuamente. Poi ci sono quei momenti in cui il cambiamento è più veloce, improvviso, traumatico, e in quel caso si parla di rivoluzione. Nella storia coesistono entrambe.

Con quel personaggio storico vorrebbe fare una cena insieme?

Con qualcuno a cui piaceva mangiar bene direi ! Quindi forse con Carlo Magno, visto che ho scritto una sua biografia, mi piacerebbe molto vederlo davvero in faccia e sentire la sua voce e sono sicuro, dato che anche io sono abbastanza un carnivoro come era lui, mi troverei bene a cena.

1918, ambulanze per l’influenza Spagnola (Foto: AGF)v

IL COMMENTO – COMBATTERE CONTRO NEMICI INVISIBILI

Di Marco Gillo

Se dovessimo paragonare questa pandemia di Coronavirus a una guerra, come molte volte abbiamo sentito fare in questi mesi, potremmo dire che ora ci troviamo nel bel mezzo di una tregua armata. Il nemico non è vinto, ma ha perso apparentemente un po’ della sua forza. Questo ci dovrebbe permettere di prendere fiato fare con più calma strategie per poterlo battere e mettere in campo il più possibile tutto ciò che ci ha insegnato l’esperienza per proteggerci da questo nemico invisibile. I mass media, hanno globalmente informato il mondo rendendo tutti noi più consapevoli di quello che stava succedendo e i social network hanno reso l’informazione certamente più democratica, molta gente ha potuto ascoltare il parere di esperti e le loro contraddizioni. Il distanziamento sociale e l’uso della mascherina sono entrati prepotentemente nelle nostre vite, come altri usi di igiene personale. Queste piccole cose che abbiamo imparato ci hanno reso più forti contro il nemico. L’insegnamento che per ora traspare è che la coesione sociale rende l’umanità più forte. La storia ci racconta che nei secoli molte volte abbiamo dovuto combattere contro nemici invisibili, più o meno forti, tra questi quelli che tornano per primi alla mente per analogia sono l’influenza Spagnola del 1918 o la Sars che arrivò nel 2002 anch’essa causata da un Coronavirus come questa nuova pandemia. Purtroppo in tutti i casi abbiamo lasciato sul campo molte vite umane combattendo contro questi nemici sconosciuti. Ma la storia ci aiuta a capire le cose che ci accadono. Il racconto di quello che è successo, l’esperienza di chi ne sa più di noi e che ha contribuito nel tempo a risolvere le grandi sfide dell’umanità, forma le nuove menti che ci porteranno nel futuro. Ho letto un’intervista, pubblicata sul quotidiano La Verità, al professor Luciano Gattinoni, uno dei massimi esperti italiani di terapia intensiva, nella quale lui fa un’affermazione per me rivelatoria, che ci mostra nudi verso le nostre prossime esperienze, «il virus ha mostrato che l’inedito non ha esperti», «nessuno l’ha già vissuta», dice il professore parlando di questa pandemia «ognuno cerca di incasellare ciò che vede nelle proprie conoscenze. Ma ciò che succede è inedito. L’incastro perfetto non riesce». Per tesi come questa si può sostenere che analisi storica è uno dei pilastri fondamentali dello sviluppo della nostra società.