Artisti, Covid e l’arte del collaborare

Cornice di Paola Parra

Di Oriana Gullone

Io del mio lavoro ancora non so granché. La speranza è ripartire, dimostrare definitivamente che la malattia cronica non è un deterrente, ma una risorsa. Che la gestione quotidiana di una patologia ti rende più facile applicare la capacità gestionale al lavoro. Che il lavoro dà dignità, l’elemosina di un assegno di invalidità, no. Ma per me è ancora tutto un grande boh.

Per alcuni amici, invece, l’emergenza ha voluto dire reinventarsi subito. 

Una fotografa

Una è Federica, fotografa. Gira il mondo per fotografare matrimoni, mamme col pancione… Le trasferte pian piano rimandate, poi cancellate, non l’hanno fatta rinunciare a immortalare quelle storie. Il primo esperimento, più emotivo che razionale, con un’amica incinta. Si chiamano su Skype, Federica le dà indicazioni che darebbe alla meccanica della macchina fotografica. Dove mettersi per prendere meglio la luce, spostare lo schermo del pc, cambiarne l’angolazione. L’inquadratura comprende anche la tastiera del pc della fotografa, ché anche quello fa parte del ricordo da costruire. Perché, come le foto dei nostri nonni, queste serviranno a ricordarci cosa abbiamo vissuto, e che non ci siamo fatti fermare dalla paura. Mentre la intervistavo, Federica ha fotografato anche me. Scatti preziosi. Anche perché era la nostra prima videochiamata in dieci anni.

Il ritratto di Oriana Gullone realizzato da Francesca

Omar, Tiziano e Francesco vengono dall’Improvvisazione teatrale. Omar a Madrid, Tiziano e Francesco a Roma, sono arrivati ai format digitali con tempi e modi diversi.

Un informatico

Francesco aveva pronto da un po’ un programma live. Lavora in radio ed è ingegnere informatico, oltre che improvvisatore. Il programma «Tutti a casa» ha come semplice idea di base una chiacchiera tra sei comici, perché il pubblico avesse piacere a non uscire. Si è arricchito di ospiti, rubriche, sigle, grafiche, spesso contributi diretti degli spettatori. 

Omar non era entusiasta all’idea di finire tutti sul web, trasformando in virtuale una disciplina che del reale ha fortemente bisogno. I primi incontri su Zoom erano pensati come «raduni», per scambiarsi conoscenze e chiacchiere. Poi entra a far parte di un gruppo: I violinisti del Titanic, dove improvvisatori, e non, da ogni angolo del mondo raccontano e condividono le iniziative per mantenersi connessi nonostante la lontananza. Gli incontri su Zoom arrivano a quasi 100 partecipanti alla volta. Lo chiama «placebo de abrazo imposible».

Un cantante

Tiziano porta avanti da anni uno spettacolo di improvvisazione cantata. Lo risistema con il musicista Alessio Granato, nasce iCant(uccio). Tre volte a settimana in diretta Facebook: «Che sembrano tante, ma subito anche per noi era necessario non perdere il contatto con la gente. Se no impazzivi».

La sorpresa per me più grande è stato che nessun appuntamento si accavallasse con l’altro, tutti gli improvvisatori, i comici sapevano delle iniziative altrui e, con grande rispetto, si incastravano nel nuovo palinsesto senza pestarsi i piedi. Ecco, forse la lezione più bella da ricordare può essere questa, in ogni mestiere: può esserci posto per tutti, perché nessuno è uguale all’altro, e collaborare è una vittoria, sempre.