Milano com’era, Milano com’è – Tra le fornaci e gli artigiani

In evidenza un’illustrazione di Cristina Sarcina

Cornice di Paola Parra

Di Cristina Sarcina

La Milano degli artigiani

Avete mai creato qualcosa con le vostre mani?

L’immagine di una nonna che impasta il pane, di un padre che cura l’orto, di un bambino che costruisce un aquilone, la pazienza, la cura, la dedizione che si mette in quei gesti. Darsi tempo, essere presenti a quello che si fa, vivere il tempo consapevolmente. E ancora, «sporcarsi le mani», sperimentare, esprimersi, dare forma. Ma anche comprendere, perseguire e interiorizzare una tecnica e un metodo.

Cristina Sarcina

L’artigianato è un’arte e un mestiere, l’abilità di fondere insieme espressione artistica e tecnica, per realizzare un prodotto e dar vita a un’idea. 

Continuando il nostro viaggio nella Milano delle botteghe e degli artigiani, vi accompagnerò oggi a scoprire un luogo dove tutto ciò accade ogni giorno da secoli, un luogo storico per Milano, dove potrete ammirare, conoscere e anche sperimentare, l’arte antica del creare con le mani.

Illustrazione di Cristina Sarcina

La Fornace Curti

Per un periodo provai a modellare la ceramica e così venni in contatto con la Fornace Curti. Ricordo la prima volta in cui vi entrai: l’immagine era quella di un piccolo borgo antico. La famiglia Curti li espone con cura a memoria del tempo e del valore di questo mestiere. La sede è in via Tobagi, lungo il Naviglio Grande. Alla Fornace ci sono due infornate ogni due giorni, poi si aspetta.

Da un articolo de Il Giornale: «Perfino l’oggetto più piccolo va cotto per 50 ore e guai a interrompere il raffreddamento prima del tempo, potrebbe scoppiare tutto. Ma la strada che ci conduce al miracolo è ancora lunga. Dalla polvere d’argilla all’opera d’arte niente avviene per caso. Nella sala dell’essiccazione gli oggetti “sostano” una decina di giorni prima della cottura, ma non vengono abbandonati a loro stessi. Servono venti giorni per plasmare un singolo oggetto. L’attesa fa parte del gioco. Il mestiere è rimasto identico nei secoli».

Un museo a cielo aperto, accompagnato dalla musica e dal rumore degli attrezzi frequentato da grandi artisti, come Pomodoro e Bergomi. Passato il porticato si giunge ai luoghi di lavoro e agli uffici, edifici di varie epoche si affiancano creando corti e viuzze. Dalle vetrate dei capannoni è possibile vedere gli artigiani al lavoro: visi concentrati, le mani ferme, i movimenti decisi.

 Cristina Sarcina

La Fornace oggi

La Fornace ha cambiato quattro sedi lungo la sua storia, senza mai spostarsi dalla direttrice del Naviglio Grande. Attiva dal 1400, il primo incarico le fu assegnato da Bianca Maria Visconti per la realizzazione di formelle decorative modellate dal Solari e mattoni in cotto rosso lombardo per l’Ospedale Maggiore Ca’ Granda. A questo seguirono Santa Maria delle Grazie, l’Abbazia di Chiaravalle e nel tempo, altre opere realizzate per la Certosa di Pavia, il Teatro Fossati, e numerosi palazzi milanesi, opere che hanno resistito al tempo e sono visibili ancora oggi. Il cotto nasce in questa Fornace. L’argilla è materia viva fatta di sabbia e acqua, che impastate insieme danno forma alle varie declinazioni: dalle più fini e pregiate come la porcellana, il gres e la ceramica smaltata, a quelle più grossolane come le terraglie, le maioliche e la terracotta.

Illustrazione di Cristina Sarcina

La Fornace ha all’attivo anche venti atelier/abitazioni per artisti, lo spazio di vendita del materiale, e delle sale in cui è possibile sperimentare la modellazione. Il bello di questo posto è che rimane a misura d’uomo, tutti possono accedervi, sia per lavorare che solo per osservare, per questo vi consiglio di andare a visitarla.

L’itinerario della Milano degli artigiani