Fragilismo nero

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Partecipare al progetto Cicatrici mi ha dato la possibilità di raccontare il mio dolore e di accogliere il dolore di chi mi ha accompagnato in quest’avventura: compagni di un viaggio che durerà un’esistenza intera, un’esistenza che va condivisa e raccontata con ogni mezzo possibile. Il dolore delle nostre cicatrici in qualche modo deve essere esternato perché se non espresso può devastarti dall’interno, può farti vedere solo la parte brutta della vita ma non è cosi! Ho voluto proiettare sul David la mia cicatrice più grande, più profonda, così ho evidenziato le parti del corpo che sentivo più fragili durante la malattia.

Black Fragility

Taking part in the Scars project gave me the chance to talk about my pain and to accept the pain of those that accompanied me in this adventure: companions in a journey that will last a whole life, a life that must be shared and told in every possible way.

The pain of our scars must be externalised in some way, otherwise it can destroy you from inside, it can make you see only the ugly side of life. But it isn’t like that!

I wanted to project my biggest, deepest scar onto the David. So I highlighted the parts of my body that I felt were the most fragile during my illness.