Dalla segregazione al razzismo Si lotta per delle scuse

In Usa il razzismo è stato scritto per secoli nelle leggi, nei codici degli schiavi che davano ai proprietari completo controllo sulla loro vita, nelle norme che regolavano la segregazione, finita nel 1964.

Cornice di Alberto Ruggieri

Di Sarah Kamsu

Dopo la morte di George Floyd, Will Smith ha affermato: «il razzismo non sta peggiorando, ora viene filmato».
George Floyd, afroamericano di 46 anni, è morto per asfissia il 25 maggio 2020 nella città di Minneapolis, Usa.

Gli USA devono fare i conti con il loro passato di schiavitù


Nel filmato dell’arresto, diventato virale, George è disteso sulla strada con la testa schiacciata a terra, il poliziotto preme il ginocchio sul suo collo e la vittima dice «non riesco a respirare, per favore, per favore», ma il poliziotto continua per 8 minuti e 46 secondi, uccidendolo.


Floyd non è il primo afroamericano ucciso dalla polizia: dopo 400 anni di oppressione, la morte di Floyd,  sei settimane prima quella di Breonna Taylor e dieci settimane prima quella di Ahmaud Arbery, sono le gocce che hanno fatto traboccare il vaso e che hanno dato il via alle successive manifestazioni di protesta contro gli abusi di potere da parte della polizia.
Gli Usa non hanno ancora fatto i conti con il loro passato brutale di schiavitù, segregazione e violenza indiscriminata verso i neri, anzi sembra che tutto questo continui.

Immagini della segragazione razziale negli USA

Dalla segregazione al razzismo

In Usa il razzismo è stato scritto per secoli nelle leggi, nei codici degli schiavi che davano ai proprietari completo controllo sulla loro vita, nelle norme che regolavano la segregazione, finita nel 1964.
I bianchi erano legittimati a uccidere i neri che non venivano protetti da nessuna legge.

I neri sono stati del tutto disumanizzati, perché è questo di cui si parla quando si parla di questi argomenti.
Alla base dell’oppressione c’era la convinzione culturale e ideologica razzista e di supremazia bianca, di considerare la propria razza come superiore, ma anche che grazie a quest’oppressione e sfruttamento si potesse fornire ricchezza e benessere alla società bianca.

Storicamente agli schiavi veniva assegnato il cognome o il nome dell’occupazione del loro padrone, ad esempio Clay, minatore nelle cave di argilla; Smith, fabbro; Hunter, cacciatore; Fisher, pescatore; Carter, il carrettiere.
Ancora oggi la maggior parte degli afroamericani discendenti da schiavi possiedono questi cognomi.


Noto fu Malcom X che cambiò il suo cognome da LittleX, rigettando legami anagrafici con i «padroni», scelse X come incognita di «non conosco le mie origini perché mi sono state sottratte».
Ma gli Usa non hanno ancora chiesto scusa alla comunità afroamericana, nessuno ha mai parlato di riparazione economica, credo che si potrà parlare di riconciliazione solo se la parte che ha commesso, e non la parte lesa, sarà capace di chiedere scusa, di ammettere le proprie colpe.

Immagini della segragazione razziale negli USA

Il razzismo in Italia e in Europa

Ma esiste il razzismo in Italia? L’Italia dovrebbe affrontare il suo passato coloniale? L’Europa, gli europei?
Io credo che il razzismo non nasca dalla paura o dall’ignoranza, come spesso si dice, ma dall’odio verso un gruppo etnico, dal considerarlo inferiore, nasce dal disumanizzare l’altro, dai pregiudizi che abbiamo acquisito o di un’ idea dell’altro errata.
In fondo il razzismo è un’ideologia.
Dal 1600 a Voltaire, da Hegel a Schopenhauer le teorie razziste sono state usate con lo scopo di giustificare l’imperialismo europeo e la schiavitù.
Per me la morte di George Floyd è l’inizio di qualcosa di più grande nella coscienza degli afroamericani, degli afrodiscendenti e spero di tutti, e ha aperto dialoghi, e discussioni sul colonialismo italiano, europeo e sulla schiavitù passata e moderna. Spero che questo non sia un momento, un trend, ma che si crei sempre più consapevolezza del passato per capire meglio il nostro presente.