Cittadinanza planetaria se vogliamo agire per salvare il mondo

Il B.Liver Emanuele Bignardi scomoda Edgar Morin che ci invita ad una cittadinanza planetaria se vogliamo agire per salvare il mondo. Questo vale anche per l’ambiente sfruttato dall’uomo e oggi ne paghiamo le conseguenze. Il primo passaggio è la formazione.

Di Emanuele Bignardi

Durante la chiusura dovuta al Coronavirus, ci siamo accorti tutti che l’aria era più pulita, soprattutto in città, i fiumi meno inquinati. Con la riapertura pare che le cose siano tornate come prima. Ecco, forse è il momento di unire la cosiddetta ripartenza economica con un nuovo inizio, anche per i temi ambientali. Non abbiamo molto tempo, ma la cosa confortante è che la riduzione dell’inquinamento durante il lockdown ci ha dato la prova che qualcosa è ancora possibile fare. Ci vuole impegno, costanza, ma soprattutto, bisogna ripensare l’educazione. Infatti, la conoscenza ultraspecialistica e frammentata non è più sostenibile, urge una rivoluzione nell’insegnamento. Non si tratta, tuttavia, di modificare i programmi scolastici, quanto di trasmettere un messaggio nuovo ai ragazzi: non siamo i padroni della Terra e soprattutto non possiamo agire senza pensare alle conseguenze che le nostre azioni hanno sull’ambiente.

I Sette Saperi necessari All’Educazione del Futuro

Nel libro I Sette Saperi Necessari All’Educazione Del Futuro, Edgar Morin sostiene che l’educazione e la conoscenza sono completamente da ripensare: il sapere frammentato del giorno d’oggi, deve ampliare i propri orizzonti considerando il contesto e il globale. Proprio questo approccio differente al conoscere, più «olistico» se vogliamo, ci permette di introdurre un argomento che mi sta molto caro e che riguarda un sapere che io ritengo necessario: l’ecologia. Non sto parlando di come fare la raccolta differenziata (non solo!), ma piuttosto penso che sia importante insegnare ai ragazzi che ogni essere vivente è connesso con gli altri. Ne sono un esempio gli ecosistemi, materia di studio proprio dell’ecologia: fattori biotici (gli esseri viventi) si intrecciano con i fattori abiotici (la materia non vivente), creando un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico. Quest’ultimo può reagire ai fattori esterni, come per esempio, l’intervento dell’uomo, adattandosi e mantenendo, appunto, l’equilibrio. Tuttavia negli ultimi decenni, ci stiamo rendendo conto di come l’impronta umana sia troppo profonda e che l’equilibrio dinamico si sta sbilanciando.

Un Battito D’Ali Di Farfalla

Ma torniamo alla connessione: il famoso detto «un battito d’ali di farfalla può creare un uragano in un’altra parte del mondo», ci ricorda che ogni elemento della nostra casa, la Terra, è indissolubilmente legato con gli altri. Per questo motivo, l’uomo non può vivere pensando di essere il padrone assoluto, piuttosto dovrebbe rimanere in armonia con il proprio ecosistema. Il problema, quindi, è il rispetto per la Terra, per i suoi abitanti (che non sono solo gli uomini) e per i suoi meccanismi. Ne va della sopravvivenza non solo di colorate specie «esotiche» della foresta del Borneo, ma di tutti noi, nessuno escluso.

Quindi, non soltanto azioni pratiche, come riciclare, fare attenzione alla propria impronta ecologica, ma proprio una nuova cultura, che ci permetta di essere più consapevoli di quanto il nostro destino è indissolubilmente legato agli altri esseri viventi, oltre che ai fattori abiotici dell’ecosistema. L’ipotesi scientifica che mi colpisce molto quando ci penso, è legata alle conseguenze del riscaldamento del pianeta. Non solo lo scioglimento dei ghiacci polari (e non), ma anche la perturbazione delle correnti oceaniche. L’innalzamento della temperatura dell’acqua marina, unita allo scioglimento dei ghiacci che ne altera la salinità, possono far collassare il sistema di correnti oceaniche che influenzano il clima: la corrente del Golfo e quella di Humboldt sono le più famose, la prima permette all’Europa settentrionale di avere inverni più miti, la seconda ha un’influenza sul clima e le precipitazioni di tutto il Sud America. Il collasso di queste correnti porterebbe gravissimi sconvolgimenti climatici e purtroppo il cambiamento del clima le sta portando verso un punto di non ritorno.

Educare Alla Cittadinanza Planetaria

Sempre Morin, suggerisce la necessità di educare alla cittadinanza planetaria. Da qui si può prendere spunto per creare un nuovo tipo di educazione, che tenga conto del destino comune dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda. Sentirci cittadini della Terra potrà aiutarci ad essere meno egoisti e concentrati solo sul nostro piccolo mondo e permetterà di avere una visione globale e comprensiva di tutti gli aspetti. Questo mi piacerebbe che fosse insegnato a scuola, ma anche nelle piazze, nei bar, ovunque si possa trasmettere un messaggio di unità e fratellanza tra gli uomini, ma anche tra il genere umano e la sua casa, il pianeta Terra.

In conclusione, penso che si debba ripensare non tanto le materie scolastiche, quanto il messaggio di fondo che va passato ai ragazzi, per far comprendere loro che siamo parte di una grande comunità – il genere umano -, che deve integrarsi e vivere in armonia con il resto degli esseri viventi e con il pianeta. Forse così si potrà davvero «salvare» l’uomo dall’autodistruzione che in questo periodo è diventata sempre più evidente. È necessario educare all’umanità, ma anche educare alla Terra, trasmettendo il rispetto e l’amore per quanto ci circonda, fare in modo che le persone si meraviglino del nostro pianeta e della sua fragile bellezza.