La Grande Occasione Digitalizzazione e Ossitocina 2.0

Di Stefania Spadoni

Proviamo a immaginare cosa sarebbe potuto essere il lockdown senza le infrastrutture digitali, facciamo un bel respiro e partiamo da qui.

La Grande Occasione

«Scrivi perché questa è stata la nostra grande occasione», mi chiedono dal giornale e io ci penso e ci credo in qualche modo perché ho visto e sperimentato quanto la tecnologia possa aiutare, semplificare, migliorare, anche cambiare la nostra vita.

Eppure mi manca un po’ di ossitocina, un ormone associato a molti dei nostri gesti di affetto, come gli abbracci. Ma il distanziamento sociale è la nuova regola da seguire, niente ossitocina per un po’.

Ossitocina 2.0

Scarico un App che si chiama ZOOM e inizio a usarla per restare in contatto con i miei colleghi, per produrre materiale utile al mio lavoro, per salutare i miei amici, per vedere i miei genitori e mia sorella che vivono in un’altra regione, ormai territorio irraggiungibile e vietatissimo. Penso che non sono mai stata così tanto in contatto visivo con loro, che con i miei amici avevamo l’abitudine di uscire il venerdì e adesso ci «vediamo» tutte le sere, che con i miei colleghi realizzo interviste con persone dall’altra parte del mondo come se fosse la cosa più normale da fare e penso che Zoom esiste dal 2011 e sono passati nove anni senza che quasi ce ne accorgessimo o ne approfittassimo, eppure adesso non potremmo starne senza. Ma capisco che in realtà, adesso, io non posso stare senza di loro, le persone, i miei affetti, che mi mancano, che non posso vedere, né toccare e quindi digitalizzazione sia e grazie molte. Ossitocina 2.0!

Proviamo a ingrandire questa mia piccola visione personale e ad allargarla a tutti i campi della vita sociale e comunitaria: scuola, lavoro, sanità, spettacolo, medicina, scienza, viaggi, conoscenze…

Innovazione E Possibilità Digitali

Tutto torna, tutto serve, ovviamente questa è una grande occasione per migliorare, crescere, imparare. È quasi scontato dire che l’innovazione e le possibilità digitali servono e sono da sfruttare e da non dimenticare, ma rifletto su due cose.

La prima: perché l’essere umano ha sempre bisogno di trovarsi alle strette, con l’acqua alla gola per dimostrare a se stesso e agli altri che siamo esseri intelligenti, produttivi e con grandi capacità di resilienza, adattamento e innovazione? Perché non crediamo in noi stessi e non camminiamo in maniera serena e costante verso un progresso utile, senza affannarci nella ricerca di soluzioni solo quando non abbiamo altra possibilità?

Le Criticità Di Questo Periodo

La seconda: siamo sicuri che tutto questo (compresa l’ossitocina 2.0) ci basti e soprattutto siamo sicuri che questa grande occasione sia a disposizione o in favore di tutti?

Ritengo che si debbano esaminare molto le criticità di questo periodo, prendendo ad esempio, le cose ben riuscite e adoperandosi per colmare le lacune che questo periodo ha fatto finta di non vedere, con la scusa che la digitalizzazione avrebbe risolto tutto. Perché non riesco a immaginare mia nonna che utilizza un computer per prenotare visite mediche, o un bambino, la cui famiglia ha difficoltà economiche e sociali, poter seguire le lezioni di quarta elementare da un dispositivo tecnologico, se lo Stato non gliene fornisce uno (il 27% lamenta di non avere a casa un dispositivo personale per seguire la didattica, il 23% ha problemi di Rete).

Uno Sguardo Globale

Credo fortemente nelle grandi occasioni, ma se lo sguardo deve essere globale, ricordiamoci che non tutti avanzano alla stessa velocità e con le stesse possibilità e non tutte le attività umane sono digitalizzabili.

I cambiamenti e le innovazioni non sono sempre facili da accettare, ma avvengono, volenti o nolenti. Sta a noi guardare al futuro, ma rispettare il passato, ci vuole equilibrio come in tutte le cose, perché continui ad essere bello poter ascoltare una canzone un secondo dopo la sua pubblicazione sul web, ma allo stesso tempo concedersi il tempo lento di scegliere un vinile e rivivere un’atmosfera passata. Ci vuole attenzione e cura e tanta, tantissima consapevolezza per vivere questa digitalizzazione e non creare un nuovo «1984» di Orwell, ma lasciare il pensiero libero e spazio per la privacy di ognuno di noi. Perché la tecnologia non ci deve invadere, ma accompagnare.

Dico sì alla possibilità di fruire di contenuti multimediali da qualsiasi parte del mondo e a qualsiasi ora, ma allo stesso tempo sì a godere di uno spettacolo dal vivo che accade solo in quel luogo e in quel preciso momento. Tutto ha un peso e tutto va calibrato per non sbilanciarsi e cadere.

Black Mirror

Prima che tutto questo accadesse guardavo una serie televisiva britannica chiamata Black Mirror, con scenari e personaggi diversi per ogni episodio, ambientata nel futuro, ma in realtà ispirata al mondo di oggi, incentrata su problemi di attualità e sulle sfide poste dall’introduzione di nuove tecnologie, in particolare nel campo dei media. Alcune puntate raccontavano di un mondo, «pilotato» dalla tecnologia, nel quale gli uomini vivevano e si relazionavano solo tramite dispositivi tecnologici, dove il valore di ogni singolo essere umano era definito da algoritmi e la spersonalizzazione e l’alienazione erano la normalità. Poi spegnevo la TV e pensavo, «va beh, ma è assurdo, non potremo mai arrivare a questo punto», ed ero anche abbastanza angosciata. Oggi penso che tutto sia possibile, soprattutto in un mondo dove troppo spesso ci dimentichiamo di salvaguardare l’ambiente, di investire sulla ricerca, di vivere concretamente la parola relazione.

Quindi per rispondere alla domanda che ha dato inizio a quest’articolo: la digitalizzazione è la nostra grande opportunità? Si, è una grande occasione, insieme a tutte le altre cose che l’essere umano sa fare, può fare, deve fare.