Una Nuova Digitalizzazione Per I Pazienti Cronici

Qual’è stata la risposta dei pazienti alle nuove forme di digitalizzazione e quali passi bisogna ancora fare per migliorare la vita di un paziente cronico?

Di Eleonora Prinelli

Durante il lockdown i pazienti cronici hanno dovuto sperimentare, chi più chi meno, la medicina a distanza. C’è chi si è trovato bene a suon di videochiamate per verificare passo passo le terapie, ma anche chi oltre all’ansia provocata dalla pandemia e dalla propria condizione di salute, ha vissuto lo stress dei follow up online e della lettura delle analisi in autonomia. Sicuramente però, la reperibilità di medici e infermieri online o via whatsapp ha facilitato la comunicazione con il paziente, rincuorato dalla possibilità di avere un contatto diretto per porre domande o esporre dubbi all’interlocutore.

Close-up shot of unrecognizable chemists wearing white coats examining content of test tube and taking necessary notes with help of digital tablet while carrying out experiment

Lo Stress Burocratico

Infatti spesso accade che allo stress generato dalla patologia, si aggiunga quello provocato da procedure burocratiche a dir poco contorte.

Con l’avvento del Covid le strutture sanitarie sono state obbligate a sviluppare nuovi processi digitali e si è scoperto che tanto può essere fatto a distanza. Ciò che fa sorridere però, è che ci volesse una pandemia per capirlo.

A onor del vero, anche prima del lockdown qualcosa si stava finalmente muovendo in questo senso, penso ad esempio al Fascicolo Sanitario Elettronico di Regione Lombardia. Tuttavia c’è ancora molta strada da fare perché le procedure digitali si uniformino tra le varie istituzioni e diventino efficaci al cento per cento. L’impressione è che molte di queste iniziative non siano poi davvero applicabili in senso pratico.

Eppure la vita del malato cronico potrebbe essere molto facilitata dalla digitalizzazione efficiente e continuativa dei processi burocratici di prenotazione delle prestazioni e consultazione dei referti online, ad esempio. Nella maggior parte dei casi ancora oggi sembra di aver a che fare con entità enormi, complesse e intangibili, dove ottenere un dialogo diretto con un medico che possa aiutarti, sembra impossibile. L’idea generale è che il paziente si debba sempre «sbattere» e correre da una parte all’altra per ottenere una visita o un consulto. Ma per un malato cronico questo diventa un vero e proprio lavoro che toglie tempo ed energie.

Digital medical technologies flat poster with professional doctor assistance and self-care mobile devices vector illustration

L’Abbandono Dei Servizi E I Nuovi Modelli

E poi c’è anche chi, una volta terminata la fase acuta della malattia, vive l’abbandono dei servizi nonostante riporti degli effetti cronici (i pazienti oncologici ne sono un esempio). I casi sono molteplici e complessi, motivo per cui richiedono dei processi integrati tra le varie realtà sanitarie. In alcuni ospedali vi sono delle sperimentazioni in corso, ma non rappresentano la prassi e rischiano di non fornire soluzioni concrete. Spesso dipendono esclusivamente dall’iniziativa personale di alcuni medici, con il risultato che tanti malati non vengono a conoscenza dei servizi a loro riservati. Inoltre, il più delle volte, sono i pazienti «esperti» ad aiutare gli ultimi arrivati ad orientarsi nel marasma burocratico, nonostante non sia il loro ruolo.

Manca un contatto facilitato con l’ospedale e una vera presa in carico del paziente cronico (Regione Lombardia ci ha provato con scarsi risultati). L’ideale sarebbe trovare il giusto equilibrio tra la digitalizzazione e l’istituzione di una figura (un medico o un infermiere) che possa instradare il paziente verso i centri di riferimento e ricordargli le scadenze. Una specie di servizio di «orientamento» per i malati cronici, che spesso fanno fatica persino a trovare specialisti adatti alle proprie peculiari esigenze di salute.

Con la quarantena i pazienti cronici hanno avuto un assaggio di telemedicina e hanno iniziato a chiedersi come si troverebbero ad applicarla sempre, anche in una situazione di normalità. Questa sarebbe la vera grande occasione per la digitalizzazione della nostra sanità. Snellire i processi e dare la possibilità di essere curati anche da remoto, dove possibile. Ci sono tanti modi di applicare la tecnologia nelle nostre vite, questo è certamente uno dei più utili.