Commento All’Articolo 46 Della Costituzione

Art.46. Ai fini dell’elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Di Ivan Gassa

Premetto che, commentare questo articolo della Costituzione mi ha messo in difficoltà, dato il mio coinvolgimento, in ambito lavorativo, nell’attività sindacale.

Visione Di Sviluppo E Crescita Sociale

Il tema in questione tratta un argomento che è stato completamente disatteso nella realtà. L’intenzione del costituente fu una visione dello sviluppo e della crescita sociale davvero lungimirante. Pensare a una collaborazione attiva, propositiva e decisionale dei lavoratori in ambito aziendale, era credere nell’intento comune, di sviluppo, tra le componenti principali del lavoro.

Contrariamente ad altre nazioni, dove varie forme di collaborazione vedono i lavoratori  direttamente coinvolti nella gestione aziendale, penso ai rappresentanti dei lavoratori tedeschi che siedono nei consigli di amministrazione delle più grosse aziende, oppure al Giappone, dove il processo di «autonomazione» è diventato un vero e proprio modello di snellimento aziendale, nel quale anche l’ultimo degli operai può collaborare al miglioramento di lavorazione e procedure.

La Collaborazione Controproducente

In Italia questo, da subito non è accaduto. Complice un padronato rigido, autoritario e poco aperto alla concessione di poteri decisionali ai lavoratori, il rapporto è stato sempre conflittuale, di fatti nel gergo sindacale, datori di lavoro e lavoratori si chiamano controparte. Vi è da dire che anche da parte sindacale si è via via consolidata la convinzione che, la collaborazione sarebbe diventata controproducente per i lavoratori, divenendo corresponsabili delle scelte aziendali. Insomma, le strade di aziende e lavoratori hanno preso vie diametralmente opposte, l’una legata al profitto e l’altra alla strenua difesa del posto di lavoro. Non ultimo, una vera e propria legge che dettasse le regole e tutelasse le parti, non è mai stata fatta, forse per la pressione esercitata sulla politica dalle due parti in conflitto.

Auspico che in futuro manager illuminati e lavoratori intraprendenti si siedano dalla stessa parte del tavolo. La Costituzione non è solo norme, diritti e doveri, ma anche articoli come questo, pieno di speranze.

Illustrazione di Stefania Cavatorta

Il Commento

Di Giulia Porrino

«Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende» [art. 46, Costituzione Italiana]

L’Articolo 46 Della Costituzione Italiana

Caro lettore, sono consapevole che è molto probabile che leggendo «46», tu abbia pensato al «numero di Valentino». Rossi ovviamente, il campione di motociclismo. Il 46 però, è anche il numero dell’articolo della Costituzione italiana che prevede la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese. Articolo, nella storia della Repubblica Italiana, mai applicato fino in fondo e forse per questo sconosciuto ai più, che può essere riassunto sicuramente in una parola: partecipazione.

Dal latino «participatio», indica in generale il fatto di prendere parte a una forma qualsiasi di attività, sia con la propria presenza, con la propria adesione, con un interessamento diretto, o recando un effettivo contributo allo svolgersi dell’attività stessa.

I costituenti quando l’hanno scritto, avevano in mente l’esperienza dei «consigli di gestione» sorti in molte grandi aziende subito dopo la guerra e pensavano a un loro possibile sviluppo.  

Il Modello Partecipativo

All’interno della Costituzione, tale articolo oggi è espressione di un modello partecipativo di rapporto di lavoro, contrapposto a quello di cui è espressione l’articolo 36, definibile anche come «modello assicurativo». Due idee che si pongono come alternative se attuate in modo integrale, ma che possono coniugarsi tra loro in diverse combinazioni.

Senza dubbio nel nostro Paese, a differenza di altri – come Francia o Germania – il rapporto tra lavoratori e imprenditori ha seguito una via opposta: ha registrato un aumentare continuo dei conflitti tra le categorie. Questo è imputabile sicuramente sia al comportamento degli imprenditori, che temevano che il processo li avrebbe privati in parte del potere posseduto, sia a quello dei sindacati, che avevano paura di perdere un ruolo guida nel conflitto tra classi sociali. Nel campo della partecipazione, in Italia non se ne sono registrati molti casi di sperimentazione, tra i pochi ricordiamo sicuramente i casi Olivetti, Electrolux Zanussi, Dalmine.

A fronte dell’attuale situazione economica e sociale che il Paese, se non il mondo intero, sta vivendo, e alla evidente esigenza di rilanciare la crescita della produttività nello scenario competitivo globale, il tema della partecipazione è oggi più attuale che mai. In diverse forme e diversi modi, può contribuire a rafforzare il clima collaborativo nei diversi contesti e nei rapporti di lavoro e a risollevare le sorti di molte aziende e posti di lavoro, in bilico tra crisi e voglia di rinascita.