Una Generazione Dai Sogni Infranti Tra Violenza E Odio

Di Giancarlo Perego

Anche Momo è andato oltre le nuvole. Poco più di vent’anni, origine egiziana, milanese da anni, tanti amici. Aveva scritto la sua storia sul Bullone, aveva raccontato la sua voglia di vivere e la speranza di sconfiggere il tumore. Non ce l’ha fatta. Come Alessandro, come Eleonora, come Andrea, come Leonardo, come Clementina e tanti altri giovani amici.

Al funerale, in un angolo del cimitero di Bruzzano, c’erano tanti ragazzi, ragazzi stranieri e ragazzi italiani. Donne con il velo e madri di quartiere senza velo: un mix della vita insieme. Un dolore uguale per tutti, le stesse lacrime, un unico abbraccio. Una sola comunità, senza differenze davanti alla malattia e alla morte. Come dovrebbe essere sempre, anche in metro, sul lavoro, al parco, in discoteca, a scuola.

Odio Per Niente

Ma non sempre è così. Davanti alla bara di Momo tutti amici. Davanti a Willy a Colleferro le differenze, la violenza, l’odio per niente. Tutti giovani, ma così diversi. Abbiamo voluto fare questo accostamento duro, provocatorio per cercare di capire che cosa c’è dentro di noi. Chi siamo. Chi sono i nostri ragazzi. Il bene e il male.

Chi sono questi ragazzi che hanno assassinato a calci e pugni il giovane Willy, ragazzo di colore da anni in Italia, che era intervenuto per difendere un amico. Willy è stato massacrato da altri ragazzi che ora sono in carcere. Ragazzi italianissimi cresciuti con il mito della violenza, una violenza fine a se stessa, come lo è sempre. Sopprimere chi hai di fronte per esistere. Odiare come molla giustificativa.

Ho provato dolore e sgomento per Willy e grande pena per i suoi assassini. Tutti giovani con un futuro morto dentro di loro. Senza valori o con valori diversi, o forse siamo in attesa di nuovi valori da trasmettere.

Una Generazione Dai Sogni Infranti

Quando l’insieme dei valori adottati da una società collassa e non se ne affermano altri, allora forse si può affermare che è giunto il tempo della povertà estrema. I giovani ritengono di non essere una risorsa, vivono come se fossero un problema… «Noi adulti ci stiamo accorgendo – dice uno dei più importanti psicoterapeuti d’Italia, Gustavo Pietropolli Charmet che pubblichiamo una intervista nelle pagine successive – quali terribili conseguenze derivino dalla perdita della speranza nello stato d’animo dei ragazzi in crescita. Non si tratta solo di disoccupazione, crisi economica, povertà, che sono disgrazie enormi, ma c’è di mezzo la morte del futuro, e questa è povertà assoluta: non c’è più nulla da fare e così ci si riduce a non fare nulla». E noi aggiungiamo: a picchiare, forse odiare, per nulla.

 Deve essere difficile convivere con una generazione che non spera più, che non crede più che esistano delle possibilità, che ci sia del tempo per imparare e crescere. Una generazione dai sogni infranti. Come quei ragazzi in Basilicata che hanno violentato le due giovani turiste inglesi. La violenza verso chi è diverso, lo straniero, i gay, le donne, secondo una classifica interiore folle, spaventosa, di superiorità.

La Scuola Che Non Insegna Il Futuro

Ma chi siete ragazzi di Matera che avete violentato due ragazze come voi? Chi siete? Di che cosa parlate tra voi? Da quanto tempo non aprite il cuore, non leggete un libro, non fate una buona azione. Ma chi cavolo credete di essere a violentare il corpo e l’anima di due giovani donne? Voi giovani di Colleferro chi siete per aver picchiato a morte Willy? Chi sono i vostri genitori? Dove siete andati a scuola?

In questa scuola che non insegna il futuro, non solo storia, matematica, lettere, ma anche insegnare a gestire il futuro, a capire le inclinazioni di ognuno di noi, a perdere tempo a parlare di tutto, di quotidianità. Il mio professore di religione, don Cesare Sommariva non ha mai spiegato religione. Ci faceva parlare, parlare, parlare. Un confronto sul lavoro, sul talento, sullo stare insieme, sui sentimenti, sul sesso, sul futuro.

Lezioni Sul Futuro

E soprattutto su essere «guerrieri», su prendere posizione, sul credere nelle cose che si fanno, sul partecipare, sul non girarsi dall’altra parte. Una grande lezione, una grande formazione. Fuori dai programmi scolastici, fuori dagli schemi. Indimenticabile. Ecco, la scuola dovrebbe programmare lezioni sul futuro, aprendo le porte a testimonial di vita e di lavoro. Con chi si sono confrontati i ragazzi di Colleferro e i giovani violentatori di Matera? Chi sono i loro maestri? Bisogna ripartire dall’inizio.

Ascoltare il presente e immaginare insieme un futuro migliore. Dobbiamo uscire dal binomio giovani e scuola: una triste storia di reciproco disinteresse e incomprensione. La scuola deve insegnare a pensare, evitiamo che i giovani si sentano stranieri nella propria vita. La nostra rivoluzione? Ricominciare a dire «noi».

Come possiamo aiutare i giovani alla faticosa ricerca di sé? Come educare alla persona? Conta l’Uomo, l’umanità.  Quello che è successo a Caivano aggiunge a questo commento i pregiudizi che fanno male, che uccidono. Sempre ragazzi, sempre morte. Risolvere i problemi con la violenza, un fratello che uccide la sorella diciottenne in sella a un motorino con il suo fidanzato Ciro. Solo che Ciro all’anagrafe fa Cira, è un trans, una parola che non vorremmo mai scrivere. Perché Cira/o come Maria Paola sono prima di tutto persone.

Odio E Amore

Persone che amano, soffrono, lavorano, piangono, sorridono. Maria Paola e Ciro si volevano bene, stavano bene insieme, ma la famiglia di lei non sopportava questa storia d’amore. Così il fratello di Maria Paola ha fatto «giustizia». Giustizia di che? Tamponando quel motorino con Ciro e Maria Paola, la ragazza cadendo ha sbattuto violentemente la testa ed è morta. Ha ucciso la sorella minore. 
C’è molto da fare. L’odio e la violenza fanno parte di noi, ma dobbiamo insegnare a governarle. Perché altrimenti si muore. E se nel pensiero della morte ci fosse la giusta misura per condurre la nostra vita? Giovani cercate il senso della vita, esplorate chi siete, solo voi potete abbattere le discriminazioni. Avete una grande responsabilità. I ragazzi violenti di Colleferro, di Matera e il fratello di Maria Paola sono in carcere, in carcere a vent’anni.

Se questi ragazzi avessero avuto la possibilità di conoscere Momo, di averlo visto all’Humanitas, devastato dalla malattia, di aver parlato con lui e di scoprire la gioia della vita. Se avessero parlato con Alessandro, con Eleonora, avrebbero capito la bellezza della quotidianità, senza odio e violenza. Gli ultimi sorrisi di Alessandro ed Eleonora sono l’eredità che dobbiamo raccogliere. Che voi giovani dovete raccogliere per puntare a un avvenire diverso. Dove non si possa più morire per una malattia a vent’anni, dove non si possa più morire per odio e violenza.