Lampedusa Oggi Tra Migranti, Turismo E Media

lampedusa (Foto di Edoardo Grandi)
lampedusa (Foto di Edoardo Grandi)

La condizione dell’isola di Lampedusa oggi. Tra migranti, turisti e media. Come viene vissuto a distanza di anni il fenomeno dei migranti.

Di Edoardo Grandi

È una calda e tersa giornata di luglio, il mare è liscio come olio, non c’è vento. La baia, vista dall’alto, è affiancata da un lato da un brullo isolotto, chiamato Isola dei Conigli, e chiusa dall’altro da una bassa ma ripida scogliera. In mezzo, una lunga spiaggia di sabbia fine e bianca, con un fondale dai colori fantasmagorici. Si tratta di una delle spiagge più belle d’Italia, e forse del mondo. Infatti è gremita di turisti, accalcati gomito a gomito (le misure anti-Covid sembrano già un lontano ricordo).

Donne eritree con i figli (foto di Edoardo Grandi)
Donne eritree con i figli (Foto: Archivio storico di Lampedusa)

La Situazione Oggi

D’un tratto si vede apparire un barchino che approda, arenandosi, sugli scogli che cingono la baia a ovest. Ne scendono una ventina di persone, e lì restano, lontani da tutti. «Migranti», si sente dire con disprezzo da molti. Passa almeno un’ora quando finalmente giunge una motovedetta, un interprete con un megafono parla brevemente con gli sbarcati, poi scende a terra anche lui, e li accompagna verso il sentiero lastricato percorso dai turisti e che porta in alto, dove passa la strada asfaltata che conduce in paese. Non è stata fornita alcuna mascherina, e si devono fare largo tra i bagnanti.

La gente adesso è arrabbiata, volano insulti irripetibili, c’è chi con il cellulare gira video (che finiranno poi sui social), gridando: «Vedete? Sono organizzati, hanno anche la guida che li porta dove vogliono loro, basta!». Per fortuna non succede altro, in cima un mezzo dei carabinieri li porta subito al famigerato hotspot, dove migranti e richiedenti asilo sono già ben oltre il numero delle circa 190 persone previste. Si parla di circa un migliaio di esseri umani, ammassati in condizioni a dir poco precarie.

Scene come questa si sono ripetute alcune volte durante l’estate, ma si è trattato di episodi sporadici. Certo, di immigrati ne sono arrivati molti, ma in genere le imbarcazioni vengono intercettate al largo dalla guardia costiera che fa trasbordare le persone, e le porta al molo Favarolo, riservato a operazioni militari, e da qui all’hotspot.

Tabaccara (foto di Edoardo Grandi)
Tabaccara (foto di Edoardo Grandi)

Il Turismo A Lampedusa

In giro per l’isola di Lampedusa non si vede un solo straniero che sia un migrante. Sono tutti detenuti all’hotspot e in un solo altro centro per la prima accoglienza. Le numerose e incantevoli calette e spiagge sono piene unicamente di turisti, eccome se sono piene. La sera, la tradizionale «vasca» della centrale via Roma è un viavai continuo di vacanzieri.

Eppure tra i lampedusani non sono poche le voci di chi si lamenta, inveendo sia contro i migranti sia contro lo Stato che li avrebbe lasciati soli di fronte al fenomeno, cosa che in buona parte è senz’altro vera. Ma fa una certa sgradevolissima impressione sentire gente coinvolta nell’industria del turismo (la più importante dell’isola) esclamare: «Ai barconi bisognerebbe sparargli addosso e affondarli».

Ma come è possibile? Proprio Lampedusa, che dopo il tragico naufragio del 3 ottobre 2013 in cui sono morte 368 persone a solo mezzo miglio dalla costa, e moltissime altre sono state salvate dagli abitanti, curate, rifocillate, ospitate nelle case, al punto da fare dell’isola un simbolo dell’accoglienza e di farle meritare importanti riconoscimenti internazionali? Cosa è successo nel frattempo, per trasformare gente di buon cuore in molti che appaiono come odiatori spietati e razzisti?

Foto di Edoardo Grandi
(Foto: Archivio storico di Lampedusa).

La Strumentalizzazione Dei Media

In realtà le cose non stanno esattamente così, la situazione è molto più complessa e i discrimini sottili. Come ovunque nel resto d’Italia, ci sono persone più ben disposte e alcune meno, chi la pensa in un certo modo e chi un altro. Da due o tre decenni, cioè da quando il fenomeno migratorio ha assunto grosse proporzioni e ha coinciso con l’aumento esponenziale del turismo di massa a Lampedusa, questa si è trasformata in un palcoscenico molto appetito dai media e da certi politici, e la sua realtà spesso alterata e strumentalizzata. Questa estate molti tg e carta stampata (per non parlare dei social) hanno gridato «Invasione di Lampedusa», «Isola al collasso» e via dicendo. Che dire allora del 2011, quando contemporaneamente erano presenti circa 8.000 migranti, a fronte dei 6.000 abitanti? Quello che è successo in questi mesi non è nemmeno lontanamente paragonabile alla vera emergenza di allora.

Il fatto è che la questione migratoria non è mai stata affrontata in modo appropriato, serio e sistematico non solo per Lampedusa, ma per tutto il territorio nazionale e per gli altri Stati europei. Basti vedere il recente bel discorso di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, pieno di tanti buoni propositi innovativi (come il superamento degli sciagurati «accordi di Dublino»), ma caduto completamente nel vuoto. Così la Spagna, l’Italia, con Lampedusa a fare da cassa di risonanza, e la Grecia, con la situazione ben più tragica dell’isola di Lesbo, sono state abbandonate ancora una volta a loro stesse, come è stato finora.

E prima ancora di qualche problema per gli abitanti dei Paesi ospiti, come una lieve flessione del turismo a Lampedusa per la cattiva pubblicità che ne è stata fatta, resta il problema molto più grande e drammatico della sistemazione di chi si vede costretto a fuggire dalla propria terra d’origine.

Insomma, si è probabilmente esagerato anni fa nel «beatificare» l’isola in modo frettoloso e senza minimamente risolvere la questione, così come si sta sbagliando oggi nel demonizzarla o farne l’unico esempio di massiccia immigrazione.