I Nuovi Tabù Ai Tempi Del Covid Tra Contatto E Contagio

I nuovi tabù ai tempi del Covid tra contatto e contagio. Cos’è un tabù? Da cosa nasce e come si manifesta?

Di Gloria Mantegazza

Il termine «tabù» fu registrato per la prima volta nel 1777 durante un viaggio di esplorazione a Tonga. In quell’epoca in Polinesia capi e sacerdoti si fecero proclamatori di un insieme di restrizioni che regolavano il comportamento dei nativi. Tali limitazioni prendevano il nome di tabù.

In Occidente la parola venne così tradotta come «sacro», «impuro», «proibito» e associata al divieto di contatto con persone o cose ritenute tali. Oggi, quando utilizziamo il termine tabù, lo consideriamo nel suo uso figurativo come quella cosa, azione, argomento che non si deve e non si può toccare, fare o trattare [Treccani].

Paure E Distanziamento Sociale

Il tabù diventa la manifestazione di paure e angosce davanti a ciò che l’uomo non riesce a decifrare. In questo periodo storico è stato il Covid-19 a scardinare ogni presunzione di controllo. Per fronteggiare la situazione la classe politica si è incaricata di dettare regole di comportamento comuni: una manovra importante è stata l’obbligo di distanziamento sociale. Chi ha fatto esperienza di una malattia infettiva conosce le procedure di contenimento e sa anche che il contagio in sé era già, prima della pandemia, un particolare genere di tabù, quello che riguarda le parole o i nomi; esso si fonda sulla concezione secondo cui il nome di una cosa equivale alla cosa stessa, ne evoca la presenza a tutti gli effetti [cit].

Rimane nella mia memoria la frase di un’assistente sanitaria che, due anni fa, prima del mio isolamento ospedaliero, mi disse: «non dire alle persone della tua malattia, se te lo chiedono inventane un’altra così ti eviterai sguardi, giudizi e diffidenza ingiustificata». La frustrazione e il dolore sulla possibilità di coinvolgimento di altre persone nella propria malattia è qualcosa di profondo. Ricordo che da quel momento il rapporto con il mio corpo è cambiato, sia verso me stessa che nelle relazioni, e alcuni blocchi mentali e fisici sono rimasti a lungo.

I Nuovi Tabù

Le persone a me care in questi anni mi hanno aiutato a capire quanto sia importante il rispetto con cui coinvolgiamo l’altro, come il suo diritto di decidere se e in che modo farsi coinvolgere. Questo meccanismo mi ha permesso di rimettere le cose in equilibrio, evitando di aggiungere dolore al dolore. Con l’arrivo del Covid-19 il contatto è diventato un pericolo che destabilizza e crea disagio, se non diffidenza. Miriadi di corpi si muovono oggi all’interno di uno spazio senza toccarsi mai. Vivere in una società in cui il contatto fisico è vietato perché pericoloso può avere, a lungo termine, un impatto devastante sul corpo e la psiche delle persone; più perderemo l’esperienza del tocco, più ci allontaneremo e saremo distanti. Il contatto fisico positivo è un potente collante che alimenta sicurezza e vicinanza e veicola un legame. Il distanziamento sociale rischia di disgregare quel collante che ci tiene uniti e di incastrarci in un tessuto sociale cinico e individualista. Ricerche antropologiche recenti hanno ridiscusso il significato del termine tabù non più come qualcosa di vietato, ma come qualcosa «degno di attenzione» da un punto di vista sociale, religioso, politico e di intrinseca natura processuale, dinamica e situazionale. Con la stessa dinamicità e rispetto le istituzioni e i cittadini hanno allora il dovere di ripensare e ridiscutere continuamente delle modalità di incontro con l’altro, per evitare di incastrarci nei tabù. Non possiamo distanziarci troppo.