Giovani Ai Tempi Del Covid. Intervista Ad Alessandro Rosina

Alessandro Rosina interpretato da Chiara Bosna
Alessandro Rosina interpretato da Chiara Bosna

Come vivono i giovani ai tempi del Covid? Quali sono le prospettive per il futuro? Le risposte del sociologo Alessandro Rosina

Di Giulia Porrino

«I giovani italiani rispetto ai coetanei europei desiderano vivere in un Paese che investe nella formazione, nel lavoro e nel futuro, rispondendo alle difficoltà e tutelando le fasce più deboli», così Alessandro Rosina, professore di Demografia dell’Università Cattolica di Milano, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e uno degli autori dell’e-book “Giovani Ai Tempi Del Coronavirus. Una Generazione In Lockdown Che Sogna Un Futuro Diverso“. Dal volume pubblicato recentemente emerge che «in Italia, il 62% dei giovani tra i 18 e i 34 anni pensa che il coronavirus avrà un impatto negativo sui loro piani per il futuro. Tra i grandi Paesi europei, siamo quello con il dato peggiore», e ancora: «il 34% dei giovani italiani dice di aver abbandonato temporaneamente l’idea di andare a vivere per conto proprio e il 36% quella di avere un figlio. Il 42% ha toccato con mano, dall’inizio della crisi, un peggioramento della propria condizione personale di lavoro».

I Giovani E L’Ambiente

Secondo il Climate Clock di New York, alla Terra restano sette anni di vita per limitare le emissioni di biossido di carbonio, prima che si arrivi a un punto di non ritorno. Professore, secondo Lei la questione ambientale può essere considerata una delle ingiustizie generazionali del nostro secolo?

«Sulle tematiche ambientali si mescolano vari punti importanti. Prima di tutto, viviamo in un mondo che è profondamente cambiato rispetto al passato, quando l’impatto delle azioni degli uomini era irrisorio. Non a caso, chiamiamo l’epoca geologica in cui viviamo “antropocene”, ad indicare che l’ambiente terrestre è fortemente condizionato su scala locale e globale dagli effetti dell’azione umana. Si pone quindi una questione tra presente e futuro: non abbiamo mai tenuto conto che le scelte che prendiamo avranno un impatto sulla vita delle prossime generazioni. I giovani di oggi hanno un peso demografico, e quindi elettorale, minore rispetto al passato. La denatalità specialmente in Italia ha colpito molto, quindi i giovani devono far sentire ancora di più la loro voce, per compensare la gravità del tema e il ridotto peso demografico».

Quali sfide si pongono per le nuove generazioni?

«Devono essere molto più coraggiose, impegnate e soprattutto consapevoli rispetto a quelle passate. Viviamo in un mondo sempre più complesso, dal climate changing ai temi futuri della sostenibilità sociale, economica e demografica, diventa più difficile capire e formarsi una solida conoscenza della complessità e questo si ripercuote nuovamente sui giovani che devono consolidare la propria posizione. Rispetto alle generazioni passate devono essere più propositivi, serve un salto di qualità».

I Giovani E Covid

Emergenza sanitaria: opportunità per il cambiamento o creazione di diseguaglianze generazionali e sociali irreparabili?

«Il Covid può avere due facce: da un lato, guardando ai dati che abbiamo sulle conseguenze sociali ed economiche, le più colpite sono le giovani donne e le classi sociali più vulnerabili. È chiaro che in un contesto di sfiducia si rischia di scivolare verso una sensazione di rabbia e rassegnazione, indipendentemente dalle soluzioni che si propongono. D’altra parte, la pandemia sta mettendo tutto in discussione, anche gli schemi mentali, e ci costringe a pensare a un nuovo modello sociale di crescita per il Paese. In questo ripensamento si ha una discontinuità con il passato che, se colta nel modo giusto, può portare a un salto di qualità. Negli ultimi giorni sono numerosi i dati positivi da evidenziare: nella crisi economica del 2008, la reazione della Ue era stata una maggiore austerity, mentre con la pandemia ha cambiato impostazione, investendo sulle persone, in particolare sulle generazioni future con il progetto “Next generation EU”. Con una tale quantità di risorse investite, non vi possono essere alibi».

L’Italia come sta affrontando la situazione?

«Anche alcune questioni che erano irrisolte per il Paese, come le politiche familiari, finalmente hanno delle proposte all’interno del Family Act. Se queste misure venissero realizzate, aiuterebbero le famiglie italiane a livello delle migliori esperienze europee. La scelta di avere un figlio è sicuramente tra le più impegnative per il futuro di una persona, quindi è necessario mettere le generazioni nelle condizioni di poter crescere bene, mettendole al centro dei processi di crescita».

Alessandro Rosina interpretato da Chiara Bosna
Alessandro Rosina interpretato da Chiara Bosna

Il Concetto Di Crescita

Alcuni studiosi sostengono che sia giunto il momento di una decrescita in(felice), è d’accordo?

«Chi sostiene ciò non vuole il bene delle nuove generazioni, vuole mantenere le proprie posizioni consolidate, mentre chi pensa alle generazioni future, crede che si possa migliorare. Crescita felice vuol dire investire sulle capacità di essere e fare delle nuove generazioni. Dobbiamo rimettere in discussione il concetto di “crescita, che deve essere qualitativa: da questa pandemia abbiamo imparato che la dimensione del benessere è molto maggiore di quella materiale».