Oriana Gullone

Prima, teatro dalla prima media e per sempre, una laurea, due campionati italiani hip hop Seniores vinti, i venerdì sera di latino americano, sette stagioni in villaggio, tre anni di improvvisazione teatrale, il giornale dell’università e la sua resurrezione, qualche cuore spezzato (compreso il mio), tanti chilometri, eccetera, eccetera…

Dopo, il (quasi) brevetto da sub, una storia d’amore finita molto male, il diploma in Regia, B.LIVE, la prima stagione da capo animazione, due trasferte come squadra italiana di improvvisazione teatrale (una in Québec), tanti chilometri, eccetera, eccetera… C’è una strana
amnesia rispetto al rapporto tra prima e dopo la malattia. I ricordivanno e vengono, come «Le Nuvole» di De André. «Vengono / Vanno / ritornano / e magari si fermano tanti giorni / che non vedi più il sole e le stelle / e ti sembra di non conoscere più / il posto dove stai».

Una linea netta di demarcazione non c’è. Forse per questo le date diventano così importanti.
Se Lei ha una data di nascita, delle ricorrenze da festeggiare, se le do una vita, la rendo umana e fa
meno paura. La faccio sentire importante per renderla innocua. Se ha una vita sua, non interviene
nella mia. O almeno è quello di cui mi sono convinta quando è arrivata la diagnosi e le ho
finalmente dato un nome. Era il 19 novembre 2012, il mio secondo compleanno. Lo
festeggio, sempre: una volta salendo in cima a San Pietro (a piedi, ovviamente), un’altra sul
Campanile di Giotto, a un concerto, facendo uno spettacolo. Lei è la Miastenia Gravis,
malattia rara auto immune neuro muscolare, della quale non si conosce la causa, per cui non esiste
ancora una cura definitiva. Auto immune,  cioè il tuo stesso sistema immunitario comincia a
produrre anticorpi che ti attaccano, invece di difenderti.